Samuel Liddel MacGregor Mathers (1854 - 1918)

La magia cerimoniale della Golden Dawn e
la rivelazione di Elia

Riflessioni sulle idee di Mathers.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185778 per chi vuole ordinare il libro

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

Nel QUINDICESIMO CAPITOLO del libro "Magia della Cabala" Samuel Liddel MacGregor Mathers (1854 – 1918) a pag. 123 scrive:

Primo: La proposizione riguardante la Virtù, il Potere e l'Autorità per cui voi fate tali richieste a loro; e cioè per la Virtù di Dio nostro Signore che li ha resi soggetti a tutte le Sue creature, e li ha portati ai vostri piedi (1).

Secondo: (2) Che vostro scopo non è una maligna curiosità, ma (tendete) all'Onore e alla Gloria di Dio e al vostro bene e a quello di tutta la Stirpe Umana. Che inoltre, ogni volta che li evocherete, mediante qualsiasi Segno o Parola, e in qualsiasi Momento e Posto, e per qualunque occasione e servizio, essi dovranno apparire immediatamente senza alcun ritardo, e obbedire ai vostri comandi. E nel caso che abbiano qualche impedimento legittimo a farlo, essi vi devono inviare qualche altro Spirito, che sia capace e abbia il potere di obbedire alla vostra volontà e alle vostre richieste e soddisfarle in vece loro. Ed essi dovranno promettere e giurare di osservare tutto ciò per il più rigoroso Giudizio di Dio, e per la più severa punizione o castigo che i Santi Angeli possono infliggere loro. Ed essi acconsentiranno a obbedire e i Quattro Principi Sovrani vi nomineranno gli Otto Sotto-Principi, che invieranno al loro posto per fare il Giuramento come ho già detto, e appariranno subito la mattina seguente quando lo comanderete; ed essi dovranno inviare obbedientemente gli Otto Sotto-Principi.

Per maggiore certezza, abbandonate ora l'Altare e recatevi verso la Porta che si apre sulla Terrazza, avanzando con la vostra mano destra aldilà (3). Fate che ciascuno di essi tocchi la Bacche e Giuri su di essa.

Per il mago che ha accettato e fatta propria l'azione degli "spiriti neri", tutto è forma. Tutto è quantità.

Per questo mago, la magia non appartiene alla vita, ma al suo desiderio di possesso della vita con cui creare sottomissione. Egli non verifica la sua azione magica. Questa avviene nell'immaginazione che presenta al mondo mediante la forma di un rituale sul quale deve accentrare l'attenzione degli astanti. Come il prete e il vescovo cattolico. Come l'Iman. Come i Lama Buddhisti. Come i rabbini ebrei. Afferrare l'attenzione degli astanti che devono essere sottomessi. Per questo, principi morali definiti con parole apparentemente "nobili" servono a veicolare quanto di più ignobile riguarda la vita. Quando un individuo assume come metro di giudizio la fedeltà ad un padrone, ad un dio padrone, diventa la virtù del padrone e non la virtus dell'uomo. Diventa il potere del padrone, per cui alimenta il potere di dominio sull'uomo e non il potere dell'individuo nella vita e nel divenire. Diventa l'autorità del padrone e non l'autorità con cui il soggetto rivendica il proprio essere un cittadino nella società.

Mentre lo stregone, coinvolto emotivamente nella società, mette in atto una ritualistica mediante la quale costruire delle relazioni emotive col mondo in cui vive, l'occultista e l'esoterista, separati dalla società, mettono in atto azioni formali e rituali con le quali appropriarsi delle emozioni degli astanti e inchiodarle in una perenne attesa di colui che "deve venire sulle nubi con grande potenza...."

Le virtù è attribuita al padrone per il quale e mediante il quale avviene il rito magico.

Come il prete cattolico agisce in funzione della gloria del suo dio padrone, così il mago occultista agisce all'interno della gloria del suo dio padrone. E' il padrone che parla a lui e lui si sente onorato di essere nelle grazie del proprio padrone.

Sulle Origini della Kabbala, scrive Gershom G. Scholem ed Mulino 1973 p. 45-46

Il primo tipo d'informazione ha origine da tradizioni che sono giunte fino a noi grazie alla terza generazione di discepoli spagnoli dei kabbalisti di Provenza. Esse tengono conto in modo particolare dell'ispirazione mistica, della «manifestazione dello spirito santo» in una delle famiglie tenute più in considerazione fra quelle che rappresentavano la cultura rabbinica dell'ebraismo provenzale. Queste fonti ricordano alcune personalità storiche, alle quali il profeta Elia si sarebbe rivelato (ghillù; Elihàu), che cioè avrebbero ricevuto il beneficio della trasmissione di misteri celesti, che la tradizione fin là ignorava e che sarebbe loro pervenuta come rivelazione dall'alto. Queste rivelazioni possono aver avuto un carattere puramente visionario o essersi limitate a ispirazioni nella contemplazione. Altrove ho esposto la mia opinione sul senso di questa categoria del gbillù] Elihàu, che ha un interesse molto specifico, se si vuole comprendere il rapporto tra l'autorità religiosa e la mistica nell'ebraismo. Il profeta Elia è, per l'Ebraismo rabbinico, il custode della sacra tradizione. Alla fine, con la venuta del Messia, sarà lui che metterà armonia tra le divergenti opinioni dei maestri della Torà. Agli uomini pii, ora egli appare in ogni specie di circostanze, al mercato, lungo le strade, a casa. Importanti tradizioni religiose e perfino tutta un'opera midrashica sono attribuiti al suo insegnamento . Egli assiste a tutte le cerimonie dell'ingresso dei bimbi nel Patto d'Abramo, cioè all'istituzione del rapporto sacramentale tra le generazioni per mezzo della circoncisione. I mistici non sono i soli a incontrare Elia. Egli può rivelarsi tanto ad un semplice ebreo in miseria, quanto ad un perfetto devoto e dottore della Torà. Zelante servo di Dio, nella Bibbia, egli è il garante della tradizione. Non è, come ho detto, «una figura di cui si sia potuto supporre che potesse comunicare o rivelare qualunque cosa che fosse stato in sostanziale contraddizione con una tale tradizione» 56. Una tradizione che si riconosceva come proveniente dal profeta Elia, faceva dunque parte, secondo la coscienza del fedele, dell'insieme delle tradizioni dell'ebraismo, anche se essa apportava qualcosa di nuovo, e non lo poteva sfiorare nessun sospetto di influenza estranea né di atteggiamento eretico. Non fa dunque meraviglia constatare che, nelle grandi svolte del misticismo ebraico, precisamente allorché esso sorge di nuovo, si faccia riferimento in modo costante alle rivelazioni del profeta Elia. Intesa in questo senso, la «tradizione» non aveva solamente per oggetto gli insegnamenti trasmessi in questo mondo e nella storia, ma anche dottrine ricevute dall'alto dei cieli, dalla «Casa celeste di Studi ».

Dove il profeta Elia, inviato del dio padrone, parla ad ogni tipo di disperato opinioni sulla realtà di dio, sulla Torà sulla tradizione e quant'altro. Ogni malato si sente nelle grazie del dio padrone e ne riproduce gli obblighi imposti dal dio padrone che sono sempre obblighi di obbedienza e di sottomissione. Obblighi che appaiono ammantati di esoterismo e di occultismo proprio per evitare la verifica nella quotidianità. Come i cristiani si sono macellati sulla disputa della presenza del corpo di Gesù nella particola durante la comunione, così i vari maghi si scannano sulla verità che il dio padrone concede ad ognuno di loro e che loro manifestano nella magia della magia cerimoniale.

Per questo il mago si pensa capace di comandare agli spiriti. Lui non è in grado di agire per modificare la realtà nella quale vive. Il mago cerimoniale è un impotente, ma i suoi spiriti sono potenti. E' per mezzo loro che il mago opera. "Ciò che legherete in terra, sarà legato in cielo." Dice Gesù al suo coven: la magia di tutte le magie. Controllare l'opera del dio padrone e creatore dell'universo.

"Ed essi dovranno promettere e giurare di osservare tutto ciò per il più rigoroso Giudizio di Dio, e per la più severa punizione o castigo che i Santi Angeli possono infliggere loro."

Gli "spiriti" obbediscono al mago cerimoniale perché altrimenti gli "angeli", nel giudizio del dio-padrone, infliggeranno loro una punizione.

L'idea del mago cerimoniale della Golden Dawn è quella di modificare, mediante la magia, la realtà nella quale vive. Gli spiriti, al servizio del mago, modificano il mondo. Non si tratta della magia della Stregoneria in cui lo sforzo dello Stregone consiste nel modificare sé stesso per adattarsi alla realtà vissuta e poter operare in essa. Si tratta, per il mago della cabala, di modificare la realtà per adattarla al mago. E non lo fa con la propria volontà o per i propri intenti, ma per la volontà del suo dio padrone che ha modificato la propria realtà vissuta creando il mondo. Il mago si fa dio padrone, non uomo che pratica il proprio vivere la vita.

Da qui il delirio di possesso dell'onnipotenza.

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Descrizione Golden Dawn

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Marghera, 28 maggio 2012

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

Occultismo, esoterismo e stregoneria

L'elemento centrale nell'esoterismo e nell'occultismo, che vedremo nella Teosofia della Blavatsky e nella "Magia della cabala" della Golden Dawn, è la sottomissione. Dove l'illusione patologica crea la descrizione di una realtà desiderata ed immaginata tale da soddisfare la sofferenza provocata dalla sottomissione. Lo sconosciuto immenso che ci circonda esiste ed è l'oggetto trattato dalla Stregoneria. In Stregoneria lo sconosciuto è un oggetto che va affrontato e vissuto, non subito e descritto mediante illusione.