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Cronaca quotidiana di pensieri Pagani

10 maggio 2026

Maggio 1995: esempi di violenza sociale della chiesa cattolica

E' difficile elencare le violenze e le prepotenze che i cittadini subiscono da parte della chiesa cattolica in Italia. Nel maggio del 1995 la cronaca ci presenta alcuni esempi di violenza che sono giunti all'attenzione dei magistrati o della cronaca. Anche se la cronaca ha tentato di minimizzare le violenze per emarginalizzarle, sono esempi di una violenza diffusa messa in atto da una chiesa cattolica che vede sfuggirgli il controllo delle persone nella società civile.

Si tratta di aggressioni a singoli cittadini. Nella cronaca, queste aggressioni, appaiono fatti singoli, ma milioni di cittadini subiscono aggressioni e angherie che non arrivano né all'attenzione giudiziaria né alla cronaca. Il principio, che la cronaca imputa ai cittadini che si sentono offesi, è "E tu che cosa hai fatto? Non è che te la sei voluta?".

Si tratta di giornalisti corrotti, spesso partigiani dell'odio cristiano che, violando i principi sociali di uguaglianza, pretendono che i cittadini non abbiano diritti e si sottomettano alle violenze subite.

Il 25 maggio 1995 appare un piccolo articolo sul giornale Il Gazzettino dal titolo "Mons. Groer va dal Papa per dimissioni?" a firma di Ar. Pa. che dice:

Improvvisa visita in Vaticano dell'arcivescovo di Vienna Hans Hermann Groer, sul quale pesano, dallo scorso marzo le accuse di molestie sessuali a minorenni, avvenute venti anni fa. Il prelato aveva visto il Papa ad Olomuc, in Polonia, domenica scorsa, ed aveva concelebrato la Messa per la canonizzazione di Jan Sankander. Evidentemente Giovanni Paolo II, che ha avuto con lui un semplice incontro, lo ha invitato a Roma per un colloquio definitivo che chiuda il caso. E da ritenere che la conclusione sarà l'accettazione delle dimissioni che l'arcivescovo Groer aveva presentato nell'ottobre 1994, al compimento dei 75 anni. Il Papa poteva accettarle subito appena scoppiato lo scandalo in seguito alle rivelazioni, sulla rivista «Profil», di certo Josef Hartman, oggi trentasettenne, e di altre persone. Ha preferito attendere, anche perché il cardinale Groer, in una dichiarazione, affermò che «si trattava di accuse infamanti».

I due soggetti, la persona violentata e il cardinale Groer, non erano sullo stesso piano: Groer deteneva il potere sulla sua vittima e poteva schernire la vittima dicendo che si trattava di accuse infamanti. Come si permetteva la vittima di accusare Dio? Pretendere che Dio si dimetta è una cosa inconcepibile per l'ideologia della chiesa cattolica.

La pratica della pederastia cattolica sta emergendo in tutta la sua drammaticità. Si sapeva, ma la stampa taceva. Le voci correvano. Molti preti erano indicati come stupratori. Le madri stesse dicevano ai loro figli e alle loro figlie di tacere.

Le persone si rinchiudevano nella vergogna senza essere consapevoli di essere vittime di sporchi e squallidi abusi.

Anche quando gli abusi emergevano, la stampa si preoccupava di minimizzarli. Chiamava "molestia" lo stupro e la violenza sessuale; presentava la violenza e lo stupro come "fatti vecchi", roba di "tanti anni fa" sia per allontanare il sospetto di stupri più recenti ad opera dei preti cattolici, sia per criminalizzare le vittime per non aver denunciato subito le violenze subite.

Inoltre, l'attività di terrorismo sociale dei giornalisti consisteva nell'allontanare le responsabilità collettive della chiesa cattolica. Fingevano che tale attività fosse da attribuire ai singoli preti pervertiti e non ad un'attività organizzata, fondamento ideologico ad imitazione dell'attività di Gesù dei vangeli.

In un altro articolo del giornale Il Gazzettino del 29 maggio 1995 dal titolo "Il Signore faccia cessare la guerra nella Bosnia" (articolo privo di firma), viene scritto:

Un'intensa accorata preghiera al Signore perché cessi la guerra in Bosnia-Erzegovina è stata elevata ieri dal Patriarca, all'inizio dell'omelia, nella solenne messa celebrata in Basilica di San Marco e trasmessa in diretta televisiva da Raiuno. Il card. Cè ha esortato tutti gli spettatori italiani «riuniti in comunione, grazie alla Tv» a pregare perla pace. «Da questa guerra siamo tutti sconfitti» ha annotato, ed ha aggiunto: «Nelle popolazioni travolte dalla tragedia rischia ormai di spegnersi anche la speranza: che non sia la nostra indifferenza a spegnere la speranza di tanti fratelli, donne, uomini, anziani, ammalati, bambini innocenti».

La guerra, voluta dal Vaticano contro la Jugoslavia, ha prodotto migliaia di morti. Con l'operazione Vaticana di Medjugorje si è voluto destabilizzare il principio di uguaglianza fra tutti i cittadini della Jugoslavia (al di là delle etnie e delle credenze religiose).

La storia delle apparizioni mariane a Medjugorje ha inizio il 24 giugno 1981, quando sei giovani in Bosnia-Erzegovina riferirono di vedere una figura femminile luminosa sulla collina del Podbrdo, identificata come la Vergine Maria, presentatasi come la "Regina della Pace".

E' proprio del Vaticano e della chiesa cattolica usare il termine "pace" per indicare la guerra più feroce contro i cittadini di questa o quella nazione. La "pace", secondo il Vaticano, consiste nel mettersi in ginocchio davanti ad un Dio assassino di cui lui detiene il controllo.

Medjugorje fu, ed è, una truffa che portò al macello di popoli iniziando con il distacco della Slovenia dalla Jugoslavia favorita delle minacce che la Germania cristiana fece contro l'uguaglianza dei popoli della Jugoslavia.

Gli Jugoslavi hanno pagato caro il delirio di supremazia dei cattolici e degli ortodossi che si scontrarono con i musulmani jugoslavi, ma nei cittadini italiani la sensazione che l'intervento NATO fosse un atto di devastazione civile in nome della supremazia era chiaro, come erano chiare le intenzioni Vaticane.

Il cardinale cattolico di Venezia Cè vuole banalizzare il ruolo della chiesa cattolica. Invoca la pace: tutti gli uomini in ginocchio davanti al suo Dio, il Macellaio di Sodoma e Gomorra che si vanta di aver macellato l'umanità col Diluvio Universale.

Il 31 maggio 1995 il giornale Il Gazzettino pubblica un articolo dal titolo "Non si fa il segno della croce: punito bimbo ebreo" (articolo privo di firma).

Scrive Il Gazzettino:

Non si è voluto fare il segno della croce e la maestra, per punizione, lo ha mandato dietro la lavagna. E accaduto ad un bambino ebreo di 3 anni, durante l'ora di insegnamento religioso in una scuola materna del comune di Roma. A denunciare l'episodio è stato il presidente della comunità israelitica romana, l'avvocato Claudio Fano, che ha partecipato, con il vescovo Clemente Riva, alla presentazione del libro «Ebreo fratello nostro..», dedicato ai rapporti tra cristianesimo e ebraismo.

Un bambino di 3 anni punito da un adulto perché non si è sottomesso alla violenza che nei suoi confronti voleva fargli l'adulto.

E' una cosa infame. Se questa fosse una società democratica, questo adulto avrebbe dovuto essere arrestato per violenza ad un minore attentando al diritto Costituzionale. Questa società democratica permette l'esercizio della pedofilia e della pederastia rispetto a minori che non si possono difendere proprio tollerando atti che appaiono marginali.

Va da sé che questo articolo ci dice un'altra cosa: gli asili sono spesso dei lager in cui si costringono bambini piccolissimi alla sottomissione religiosa mediante violenza fisica.

Apparentemente si può dire che non è stato il Vaticano ad ordinare di punire un bambino di 3 anni; ma la violenza educazionale imposta all'insegnante nella sua infanzia ha alimentato il suo "fuoco della conversione" che ha imposto al bambino una punizione a maggior gloria del suo Dio.

Scrive ancora l'articolo su citato:

Capita ad esempio, ha raccontato ancora l'avv. Fano, che «quando i bambini ebrei escono dalla classe di materna, durante l'ora di religione, le maestre spiegano ai loro compagni che questi bambini sono diversi, e che forse si ritroveranno all'inferno». «Vi potete immaginare - ha osservato il presidente della comunità israelitica- che razza di 'shock' ciò può generare in bimbi dai tre ai cinque anni».

La violenza della chiesa cattolica è una violenza diffusa. Non solo come violenza diretta, come quella fatta dai preti, ma spesso è una violenza per procura dove i cattolici, nelle loro mansioni sociali, violentano il pensiero, le convinzioni, le credenze dei cittadini per la gloria del loro Dio assassino.

Il 01 giugno 1995 il giornale Il Gazzettino, in un piccolo articolo dal titolo "Anche il non cristiano va in paradiso" a firma di Arcangelo Paglialunga, a differenza di quanto affermato dall'avvocato della comunità ebraica di cui sopra, riporta affermazioni di Wojtyla che dicono:

Il Papa ha così spiegato: «L'assioma significa che per quanti non ignorano che la Chiesa è stata fondata da Dio per mezzo di Cristo, c'è l'obbligo di entrare e perseverare in essa per ottenere la salvezza. Per coloro che, invece, non hanno ricevuto l'annuncio del Vangelo, la salvezza è accessibile attraverso vie misteriose, in quanto la Grazia divina viene conferita in virtù del sacrificio redentore di Gesù Cristo, senza adesione esterna alla Chiesa, ma sempre, tuttavia, in relazione con essa». Il Papa ha fatto altre precisazioni: «Tutte le religioni possono esercitare un influsso positivo sul destino di chi ne fa parte e ne segue le indicazioni con sincerità di spirito».

Apparentemente c'è uno stridere fra le affermazioni di Wojtyla e l'azione dell'aguzzina contro il bambino ebreo di 3 anni. In realtà c'è continuità. Questo perché le affermazioni di Wojtyla sono affermazioni di propaganda rivolte alla cultura al mondo sociale per mostrare magnanimità; quella dell'aguzzina contro il bambino ebreo, è il lato violento e criminale contro il singolo individuo che la propaganda di Wojtyla legittima nell'azione e copre con la propaganda apparentemente magnanima.

Non c'è differenza fra la violenza delle parole con cui Wojtyla maschera secoli di violenza della chiesa cattolica, per giustificarla e legittimarla, e l'azione dell'aguzzina nei confronti del bambino ebreo che continua la pratica della violenza della chiesa cattolica.

Saranno necessarie altre trasformazioni sociali prima che la società civile, separandosi ulteriormente dalla chiesa cattolica, riesca a sviluppare forme migliori di tolleranza sociale veicolando i valori della sua Costituzione.

Sul giornale La Repubblica del 28 maggio 1995 viene pubblicato un articolo a firma (d. c.) e dal titolo "La Cassazione "Quella madre testimone di Geova fu discriminata"." con la presentazione dell'articolo che dice: "Dopo la separazione le erano stati tolti i figli. La Corte ha accolto il suo ricorso."

BARI (d.c.) - A. C., di Martina Franca (uno dei più grossi centri in provincia di Taranto) dopo la separazione dal marito non ha più riabbracciato Albino 14 anni e Titti di 13, i figli. Perché? Perché il marito non ha accettato la conversione di Angela divenuta testimone di Geova. Da allora, dal 26 aprile dell'88, la crociata: Geova nella mente, i figli nel cuore e la carta bollata nella mani. Ieri, la notizia: la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza emessa dalla Corte d'appello di Lecce, con la quale veniva disposto l'affidamento di due ragazzi agli zii paterni.

A quali principi etici e morali si è ispirata la Corte d'Appello di Lecce per togliere i figli alla donna?

Ai principi dell'assolutismo Vaticano contro il diritto Costituzionale dei cittadini Italiani.

Non importa se io sono contro l'ideologia dei Testimoni di Geova, sono affari miei e combatto quell'ideologia opponendo un diverso pensiero ideologico. Non per questo posso tollerare la discriminazione delle persone partendo dal loro modo di pensare. Non si possono privare le persone dei diritti civili perché non piace, a forme di potere, come quelle persone esercitano i loro diritti civili.

Vedremo in seguito come le aggressioni alla società italiana, messe in atto dal Vaticano, si moltiplicheranno a mano a mano che la società civile si allontana dall'ideologia cristiana.

Le aggressioni, spesso, assumeranno il carattere di clandestinità rispetto ad Istituzioni che si girano dall'altra parte o sono addirittura complici dell'aggressore in nome dell'assolutismo che sostituiscono al concetto di Democrazia.

 

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Ultima modifica 12 febbraio 2021

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