Tommaso d’Aquino

secondo i cristiani: “In dio non può esserci il male”

Da “Somma contro i Gentili”

Di Claudio Simeoni

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Il dio dei cristiani è malvagio?

E’ possibile che il dio dei cristiani sia il male?

Il nostro codice penale afferma che chiunque incita al delitto va condannato come colui che commette il delitto. Il dio dei cristiani incita al male?

O si vanta di averlo fatto direttamente?

Tommaso d’Aquino vuole dimostrare che nel dio dei cristiani non c’è il male, ma qual è il metro di misura che egli adotta per affermare che “questo è o non è il male”?

Il dio cristiano afferma di essere un dio, muove guerra agli Dèi, ne massacra i fedeli e pretende di essere riconosciuto come dio padrone. Può essere riconosciuto come privo di male? Affermare di essere il dio padrone e creatore, pretendere di sottomettere a sé le persone, non dimostra forse che quelle pretese sono espressione del male?

Se il dio dei cristiani vuole il suo bene che ne è del bene dell’individuo che subisce il male affinché il dio padrone possa fare il proprio bene?

Il male, come il bene, non è un oggetto in sé, una qualità dell’oggetto, ma è attribuito all’oggetto dallo spettatore nel giudicare le azioni dell’oggetto che agisce.

Quali sono i fini delle azioni del dio padrone dei cristiani? Che effetti producono fra gli Esseri Umani? Il bene o il male?

A questa domanda Tommaso d’Aquino non risponde. E’ muto. Lui è un codardo: non giudica il suo padrone se non nel giudizio che il dio padrone vuole da lui. Tommaso d’Aquino è alienato alla vita, è separato dal consesso umano. Egli si fa gestapo, guardiano feroce del campo di sterminio in cui il dio padrone dei cristiani ha rinchiuso gli Esseri Umani. Tommaso d’Aquino non vede il male nello sterminio degli Esseri Umani, né vede il male nell’ordine di sterminare del dio dei cristiani.

Fra tutti gli assassini, le stragi e i genocidi, di cui il dio di Tommaso d’Aquino si compiace, ne scelgo uno e nemmeno il più feroce e criminale:

 

“Informato dunque Sìsara che Barac, figlio di Abinoam, era scampato sul monte Tabor, radunò tutti i suoi 900 carri ferrati e tutto il suo esercito; poi da Aroset Goim li fece accampare presso il torrente Kison. Allora Débora disse a Barac: “Sorgi! Questo è il giorno in cui il signore darà Sìsarain tuo potere. Il signore stesso sarà tua guida”. Barac allora scese dal monte Tabor, seguito dai suoi diecimila uomini. intanto il signore gettò panico in Sìsara e lo scompiglio fra i suoi carri e in tutto il suo esercito, all’avvicinarsi di Barac. Sìsara, disceso dal suo carro, si mise a fuggire a piedi. Ma Barac inseguì i carri e l’esercito siano ad Aroset Goim: tutto l’esercito di Sìsara cadde trafitto di spada senza che ne scampasse neppure uno.” Giudici 4, 12-16

 

Macellare per il piacere di macellare: c’è forse qualche cosa che gli Esseri Umani ritengono più malvagio? Chi entra per rubare e rapinare può uccidere, ma la sua intenzione è rubare. Per il dio di Tommaso d’Aquino il desiderio di macellare per il gusto di macellare chi non si mette in ginocchio è la pratica costante.

E’ necessario partire da qui per capire il gioco psicologico di Tommaso d’Aquino. E’ necessario tener presente come fosse proibito leggere la bibbia e tanto più criticare le pretese del dio padrone di macellare i popoli. Così le persone non sapevano quanto assassino e crudele fosse il dio padrone dei cristiani e Tommaso d’Aquino poteva tranquillamente beatificare il suo dio assassino senza che nessuno potesse contestarlo (lo chiamava eretico e si sentiva in diritto di bruciarlo vivo: non per nulla i cattolici lo hanno fatto santo).

 

Scrive Tommaso d’Aquino nella Somma contro i Gentili, nel Libro Primo, nel capitolo XXXIX dal titolo “In dio non può esserci il male”:

 

“Da tutto ciò risulta evidente che in dio non può esserci il male. Infatti:

 

1) L’essere, la bontà e tutti gli altri attributi, quando si dicono per essenza, non ammettono mescolanza di elementi estranei; sebbene il soggetto che esiste, o che è buono possa includere cose estranee all’essere e alla bontà. Infatti niente impedisce che chi è soggetto di una perfezione possa esserlo anche di altre, cosicché un corpo può essere insieme bianco e dolce; invece ciascuna natura viene delimitata dalla propria essenza , così da escludere ogni elemento estraneo. Ora dio, come abbiamo visto [nel cap. precedente] non solo è buono, ma è la sua stessa bontà. Quindi in lui non può esserci una privazione di bontà. Perciò in lui il male è del tutto incompatibile.

 

Il dio dei cristiani è “buono” di farsi gli interessi propri imponendo, stando alle sue azioni, il male a chi non si può difendere.

Come un corpo può essere “bianco e dolce”, così il dio padrone dei cristiani è buono con sé stesso e crudele con gli Esseri Umani consentendo ai cattolici di essere altrettanto crudeli a maggior gloria del loro dio che è buono per sé stesso.

Tommaso d’Aquino parla di bontà in astratto. Come lui immagina la bontà di sé stesso che si compiace dei propri atti di crudeltà che veicolano il delirio di onnipotenza mentre danneggia gli Esseri Umani.

E’ dalle azioni che noi deduciamo il nome delle cose. Le azioni ci indicano le qualità degli oggetti.

Quando Tommaso d’Aquino dice: “Ora dio, come abbiamo visto non solo è buono, ma è la sua stessa bontà.” vuole dire che il suo dio padrone è buono con sé stesso e per sé stesso e questo non  inficia il fatto che è malvagio nelle sue azioni e nei suoi intenti.

 

2) Ciò che è l’opposto dell’essenza di una cosa non le può essere assolutamente attribuito mentre essa perdura: all’uomo, p. es., non si possono attribuire l’irrazionalità e l’insensibilità, senza che l’uomo cessi di esistere. Ma la bontà non è che l’essenza di dio, come si è visto sopra [cap. 38]. Dunque il male, che è l’opposto del bene, non può aver luogo in lui, senza che egli cessi di esistere. Questo però è impossibile, essendo egli eterno, come abbiamo già spiegato [c. 15].

 

Non è vero quanto Tommaso d’Aquino afferma. Egli stesso ci dimostra la sua irrazionalità quando pretende di trasformare la qualità di un oggetto che si desume dalle azioni di quel soggetto in un oggetto in sé. Nello stesso tempo, lo stesso Tommaso d’Aquino ci dimostra la sua insensibilità e la sua separazione dalle pulsioni emotive del mondo spacciando la crudeltà del suo dio padrone in una “bontà” che disarma gli Esseri Umani davanti ai tentativi di genocidio del suo dio padrone come mandante e dei vari Tommaso d’Aquino come esecutori materiali.

Il dio dei cristiani esprime il male. Perché il male è desunto dalle azioni che il dio dei cristiani attribuisce a sé stesso e che vengono messe a fondamento della dottrina cristiana. Voler vedere il bene di dio là dove il dio dei cristiani compie azioni malvagie, significa fare un atto di irrazionalità patologica che sostituisce i dati di realtà al delirio di adesione di Tommaso d’Aquino all’attività criminale del dio delle sue sacre scritture.

 

Continua Tommaso d’Aquino:

 

3) A dio, perché è il proprio essere, non si può attribuire nulla per partecipazione, per la ragione ricordata sopra [c. 38]. Se quindi a lui si attribuisse il male, non gli sarebbe attribuito per partecipazione, bensì per essenza. Il male non si può attribuire per essenza a nessuna cosa: poiché, come abbiamo già notato, in tal caso verrebbe a mancare l’essere; poiché il male nella sua essenza esclude come il bene la misura di quanto gli è estraneo. Perciò il male non può attribuirsi a dio.

 

Come può Tommaso d’Aquino affermare che al suo dio non può essere attribuito nulla per partecipazione quando, nella stessa citazione dei suoi delitti che ho fatto sopra, appare chiaramente il suo ruolo criminale nello sterminio di individui chiaramente impossibilitati ad opporsi al dio padrone e creatore dell’universo. Il potere della creazione dell’universo usato per macellare Sìsara. Nemmeno il macellatore Barac può vantare il coraggio della sua impresa dal momento che la sua impresa è stata possibile solo per l’intervento del dio padrone del mondo. Barac è un vigliacco.

E in effetti, l’azione del dio cristiano è il male. E’ la volontà di fare del male per il bene della sua gloria. Il bene è ciò che il dio padrone cerca per sé stesso; il male è ciò che procura agli Esseri Umani per assicurarsi il bene. Un po’ come i preti pedofili che violentano i bambini: fanno il loro bene facendo del male ai bambini.

Il male, inteso come negazione del futuro alla specie cui apparteniamo, va attribuito al dio dei cristiani che ne determina mezzi e fini per diffondere l’angoscia e il terrore fra gli Esseri Umani.

Perciò il male va attribuito alle azioni del dio dei cristiani e per estensione ad ogni cristiano.

 

4) Il male è opposto al bene. Ma l’essenza del bene consiste nella perfezione. Dunque l’essenza del male consiste nell’imperfezione. Ma in dio, che è universalmente perfetto, come sopra abbiamo visto [c.28], non può esserci difetto o imperfezione. Dunque in dio non può esserci il male.

 

Per male si intende ciò che sbarra o rende difficoltosa la vita degli Esseri Umani. Il loro cammino verso il futuro. Il loro diventare degli Dèi.

Quando il dio di Tommaso d’Aquino afferma:

 

“Il signore iddio disse: “Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi, avendo la conoscenza del bene e del male: che non stenda ora la sua mano e non colga dall’albero della vita, per mangiarne e vivere in eterno”.” Genesi 3, 22

 

Dimostra le intenzioni di fare il male distruggendo il divenire degli Esseri Umani in funzione della costruzione del suo stesso divenire. Egli ha bisogno di distruggere gli Esseri Umani e, per farlo, deve distruggere ogni sentimento religioso di cui lui non possa appropriarsi ed usare a proprio beneficio.

Cosa ordina il dio che, secondo Tommaso d’Aquino, sarebbe l’essenza del bene?

 

“Se tuo fratello, figlio di tuo padre, o il figlio di tua madre, o il figlio, o la figlia, o la moglie che riposa nel tuo seno, o l’amico che ti è come l’anima tua, t’incitasse in segreto dicendo. “Andiamo, serviamo a Dèi stranieri”,  Dèi sconosciuti dai tuoi padri e a te, sia che si tratti delle divinità dei popoli tuoi vicini, oppure di quelle dei popoli lontani da un capo all’altro della terra, tu non acconsentire, non gli dare ascolto; il tuo occhio non abbia pietà per lui, non lo risparmiare, non lo tener nascosto. Tu lo devi uccidere senz’altro: la tua mano sia la prima a levarsi sopra di lui, per metterlo a morte, poi continuerà l’esecuzione la mano di tutto il popolo. lo devi lapidare, finché muoia, perché ha cercato di trascinarti lungi dal signore iddio tuo, che ti trasse dall’Egitto, casa di schiavitù. E tutto Israele, oda e tremi, affinché non sia più commessa in mezzo a te un’azione così perversa.” Deuteronomio 13, 7-12

 

La distruzione del bene negli Esseri Umani per alimentare il bene per sé stesso.

Non dice: “Devi dire a chi vuole adorare altri Dèi che il culto nei miei confronti è migliore, più rispondente alle sue esigenze, più funzionale alla sua vita, che non il culto per altri Dèi”. Ma dice: “Lo devi ammazzare!”. “io” dice il dio di Tommaso d’Aquino “porto tanto male agli Esseri Umani che facilmente qualcuno cerca altri Dèi e io non ho argomenti per attrarre gli uomini al mio culto. Per questo non mi resta che farli ammazzare se non si mettono in ginocchio davanti a me!”

Il bene del dio di Tommaso d’Aquino è il male per gli Esseri Umani. Il dio dei cristiani si ciba del male cui sottopone gli Esseri Umani.

Dunque, nel dio dei cristiani c’è solo la malvagità.

Continua Tommaso d’Aquino:

 

5) Una cosa è perfetta in quanto è in atto. Perciò essa sarà imperfetta in quanto è priva di attualità. Quindi il male è privazione o include privazione. Ma il soggetto della privazione è in potenza. Questa però non può trovarsi in dio. Quindi in lui non può trovarsi il male.

 

Infatti, il male del dio dei cristiani è in atto.

Tutta la storia, da quando gli ebrei hanno voluto fissare l’idea del loro dio attorno al 600 a.c. ad oggi, l’ordine del dio di Tommaso d’Aquino di macellare le persone che non si sottomettevano era sempre in atto. La storia dell’umanità negli ultimi 2000 anni è la storia dei macelli con i quali il dio dei cristiani ha imposto il proprio culto, massacro dopo massacro; distruzione dopo distruzione.

Il male è privazione. Come abbiamo letto nella bibbia dei cristiani, il fine del male voluto dal dio dei cristiani per gli Esseri Umani è quello di impedire loro di “cogliere dall’albero della vita per mangiarne e vivere in eterno”. Il fine dell’attività del dio dei cristiani, che si realizza anche nel delirio di onnipotenza di Tommaso d’Aquino, è quello di privare gli Esseri Umani del loro emergere come Dèi dal crogiolo della Natura nella quale sono nati.

Quindi, nel dio padrone dei cristiani si può trovare solo il male.

 

6) Se è vero che il bene è <<ciò che tutti gli esseri bramano>> [ethic., I, c. I, n. I], il male come tale è fuggito da qualsiasi natura. Ora, ciò che si riscontra in un soggetto contro il moto del suo appetito naturale, è violento contro natura. Perciò il male per ogni cosa è violento contro natura in quanto male di essa: sebbene nelle cose corporee possa essere loro naturale sotto un certo aspetto. Dio però non è composto, né può riscontrarsi in lui qualcosa di violento e di contro natura, come sopra abbiamo dimostrato [cc. 18 e 19]. Dunque in dio non può esserci il male. Ciò è confermato anche dalla Sacra scrittura. Scrive infatti s. Giovanni: <<dio è luce, e in lui non ci sono tenebre>> [I Giov., 5].  E in Giobbe [XXXIV, 10] si legge: <<Lungi da dio sia l’empietà, e l’iniquità dall’onnipotente>>.

 

Possiamo concludere dicendo che il dio dei cristiani è empio perché bestemmia e condanna gli Esseri Umani.

Ogni Essere Umano anela al bene e il bene consiste nel dilatarsi nell’oggettività in cui è nato. Il dio dei cristiani vuole costringere gli Esseri Umani all’obbedienza e alla sottomissione. Vuole che gli esseri Umani rinuncino a trasformarsi in Dèi.

Gli Esseri Umani dovrebbero respingere il male che li vorrebbe sottomessi ed obbedienti. Il male che li vuole rinunciatari nella vita, paurosi, angosciati, pieni di sensi di colpa, paurosi e timorosi dell’orrore che il dio padrone prospetta loro. Gli Esseri Umani dovrebbero fuggire il male, ma ci sono sempre dei Tommaso d’Aquino che impongono il male agli Esseri Umani; ci sono sempre dei Wojtyla che violentano i bambini; ci sono sempre degli Hitler che costruiscono campi di sterminio.

Essendo malvagio il dio dei cristiani è usa la violenza; è un criminale.

Afferma il dio dei cristiani (oltre a ciò che ho citato e mille altre citazioni ancora):

 

“Distruggi dunque tutti i popoli che il signore iddio tuo, mette in tua balia, senza sentirne pietà e senza servire ai loro Dèi, perché ciò sarebbe un laccio per te”. Deuteronomio 7, 16

 

Il dio di Tommaso d’Aquino è violento e contro natura: infatti, mentre il camino degli Esseri Umani li porterebbe a diventare degli Dèi, lui vuole costringerli alla sottomissione; a rinunciare alla loro vita.

 

Così là dove il delirante di onnipotenza vede il trionfo, la luce della possibilità di veicolazione della sua patologia,  l’uomo vede l’orrore della sottomissione; la distruzione di ogni futuro. Tommaso d’Aquino è in malafede perché se è vero che alle persone delle città e delle campagne era proibito leggere la bibbia, Tommaso d’Aquino aveva letto la bibbia e conosceva di quanto sangue e quanto odio grondavano le mani del suo dio. Sapere che le mani del dio dei cristiani e del suo Gesù grondano di sangue e trasudano odio per gli Esseri Umani e, non solo tacerlo, ma assecondare quell’odio e legittimare il genocidio costituisce un delitto contro l’umanità. Tommaso d’Aquino ha scelto deliberatamente di alimentare l’odio del suo dio per gli Esseri Umani. Ha scelto il piacere di essere uno dei mandanti delle stragi di Esseri Umani a maggior gloria del proprio dio. Questa scelta assecondava il suo delirio di onnipotenza.

Questo fa di Tommaso d’Aquino un uomo in malafede e un corresponsabile di tutti genocidi perpetrati dai cristiani per imporre il loro dio criminale.

Marghera, 30 luglio 2010

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 – Marghera Venezia

Tel. 3277862784

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