La contemplazione come oggetto-soggetto in sé che chiama i soggetti a contemplarsi: l'intento della contemplazione.

Le tre arti della Magia
Nella pratica della Stregoneria

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788893329187

Indice tre arti della magia in stregoneria

 

La contemplazione come oggetto-soggetto in sé che chiama i soggetti a contemplarsi: l'intento della contemplazione.

Dodicesima parte.

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I soggetti che si contemplano lo fanno mettendo in atto due forze fondamentali: l'attenzione e l'intento.

Ho già parlato in vari scritti relativi al Crogiolo dello Stregone spiegando che cos'è l'attenzione. L'attenzione di un soggetto è l'intero soggetto. L'attenzione è l'attività nella quale il soggetto, mediante il suo corpo e la sua psiche, mette tutto sé stesso in una singola azione o in una singola relazione: se l'attività del contemplare avviene con gli occhi o con le orecchie, tutto il soggetto, la sua coscienza, in quel momento, è occhi o orecchie. Gli occhi o le orecchie, in quel momento, sono tutto il soggetto che contempla: tutto il suo corpo e tutta la sua psiche.

E' il soggetto come attenzione che guida il flusso emotivo nella relazione con il soggetto contemplato. Tutto il soggetto che contempla è coinvolto nell'attività di contemplazione. Tanto più profonda e intensa è l'attività di contemplazione e il contemplatore, con le sue emozioni dirette dalla sua attenzione, avvolge tutto il contemplato la cui attenzione, se non si sottrae alla contemplazione, avvolge il contemplatore.

La contemplazione ha uno scopo, un INTENTO. L'intento del contemplatore alimenta l'intento del contemplato che allinea il proprio intento all'intento del contemplatore. C'è un motivo per cui noi pratichiamo contemplazione. C'è uno scopo nella scelta dell'oggetto da contemplare e sollecitare a contemplarci a sua volta.

Perché contempliamo? Perché un soggetto contemplandoci ha afferrato la nostra attenzione inducendoci a contemplarlo o perché esprimiamo un intento per cui abbiamo preso l'attenzione di un soggetto affinché risponda alla nostra contemplazione?

C'è un motivo, una qualità, dell'Intento per cui noi contempliamo.

Tale qualità dell'intento è un soggetto in sé che ha chiamato alla relazione nella contemplazione contemplando contemplatore e contemplato che contempla il contemplatore.

La qualità dell'intento è un dio che si esprime chiamando a contemplare.

Quando un individuo inizia ad allenarsi a contemplare inizia ad allenare occhi, orecchie, naso, gusto e pelle nella percezione di segnali inusuali o razionalmente incoerenti che arrivano dal mondo. Nell'usare i sensi in quel modo l'individuo sposta la sua attenzione dall'uso "normale quotidiano" dei sensi (che descrivono la forma del mondo) ad un uso che permettono all'individuo di percepire realtà inusuali, irrazionali, illogiche i cui segnali giungono ai sensi perché il soggetto, durante la contemplazione, ha bloccato il dialogo interno impedendo alla ragione di commentare, descrivere o spiegare i fenomeni inusuali o razionalmente incoerenti che giungono alla coscienza.

Quest'attività, che descriverò più avanti anche se la trovate presente da molti anni in internet e da oltre 10 anni viene presentato un modello di contemplazione durante il rito dell'Equinozio d'Autunno presso il Bosco Sacro a Jesolo, permette di rassicurare la ragione e di aprire dei canali per sensazioni inusuali affinché giungano alla coscienza senza il filtro della descrizione razionale della ragione. Si aprono le barriere della ragione (le alte mura di bronzo che ci separano dall'Ade in cui, dentro di noi, vivono i Titani) e si fanno affluire alla coscienza le descrizioni del mondo ottenute mediante l'elaborazione di segnali emotivi che altrimenti la ragione annullerebbe.

Apriamo la coscienza alle sollecitazioni empatiche che coinvolgono le sfere emotive del contemplatore e del contemplato che contempla il contemplatore.

Siamo aperti alle emozioni del mondo.

Le emozioni del mondo fluiscono dentro di noi. Ma non si tratta di un arrivo caotico e incontrollabile perché, nel fare questi esercizi che hanno aperto la coscienza alle relazioni emotive col mondo, proprio perché noi ci siamo impegnati a farlo usando i sensi in modo inusuale e fermando il dialogo interno, abbiamo costruito il guardiano che impedisce il coinvolgimento indesiderato a ogni sollecitazione dei soggetti del mondo: l'intento.

Noi facciamo entrare questo o quel dio; rispondiamo a questa o quella contemplazione a seconda che l'intento del contemplatore che ci invita a contemplarlo sia in "sintonia" col nostro intento. Noi sollecitiamo, con la contemplazione, ciò che riteniamo corrisponda al nostro intento e il contemplato risponde se il nostro intento è in sintonia col suo intento.

Con l'esercizio fatto sui sensi noi abbiamo sostituito la selezione dei fenomeni provenienti dal mondo operata dalla ragione attraverso la sua descrizione (forma e quantità) con la selezione dei fenomeni mediante l'INTENTO.

Noi non abbiamo una sola qualità dell'Intento. O meglio, l'Intento è sempre uno, ma noi lo veicoliamo in mille e mille modi a seconda della nostra attività quotidiana, dei nostri bisogni, dei nostri interessi, dei nostri scopi e dei nostri progetti. Lo stesso vale per i soggetti del mondo oggetto della nostra contemplazione.

Ogni veicolazione dell'intento è un dio. Se io vivo la contraddizione e la contraddizione afferra le mie emozioni perché mi rende difficoltosa la mia esistenza, io esprimo l'Ares che ho dentro di me e l'Ares che è fuori di me chiama alla contemplazione. Ma pure l'Ares di ogni soggetto del mondo chiama a rispondere alla contemplazione del contemplatore qualora gli intenti del contemplato siano assonanti. Quella contemplazione non è solo fusione di reciproche emozioni, ma è il fluire nella coscienza di tutte quelle sensazioni inusuali che ci permettono di interpretare la situazione; di tutte quelle intuizioni che superano i modelli di risposta alle sollecitazioni del mondo generalmente acquisti; di tutte quelle intuizioni che ci permettono di affrontare la situazione che ci ha indotto a contemplare chiamando il contemplato a contemplarci.

Quella contemplazione è Ares. Ma avrebbe potuto essere ognuno degli infiniti Dèi di cui siamo fatti e che vengono coinvolti continuamente nella nostra attività quotidiana, più o meno consapevolmente, ma che senza degli esercizi sulla contemplazione non sono in grado di indurci a contemplare e ad aprirci a sensazioni nuove ed improvvise, ad illuminazioni, ad intuizioni e a tutte quelle sensazioni che dentro di noi tendono ad emergere usando meccanismi di analisi inusuali dei fenomeni noti o sconosciuti alla ragione (fatti con la parte profonda del cervello come l'amigdala, fatti col cervello nello stomaco, fatti col corpo o con l'azione che normalmente la ragione nega e scarta). Alcuni di questi strumenti di analisi dei fenomeni sono presenti fin da quando nostro nonno stava nel brodo primordiale e affinati nel corso del tempo e delle trasformazioni.

Capire che la contemplazione è un dio significa capire il senso dei poemi omerici in cui un dio consiglia, fa trovare, suggerisce o sussurra portando messaggi, agli eroi che affrontano con coraggio la loro vita quotidiana. In fondo, lo scopo della contemplazione è questo.

La contemplazione è il modo in cui gli Dèi si esprimono chiamando alla relazione i soggetti che abitano il mondo.

FINE dodicesima PARTE... CONTINUA... con "gli aspetti magici delle Tre Arti Magiche in Stregoneria - L'uso dei sensi nella tecnica della Contemplazione."

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Marghera, iniziato il 01 ottobre 2013

Marghera, terminato il 29 novembre 2013

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Magia in Stregoneria

La magia è l'arte di modificare e trasformare sé stessi in un mondo in cui i soggetti modificano continuamente loro stessi per adattarsi alle condizioni della loro esistenza. Solo i monoteisti saccheggiano il mondo per adattarlo ai loro modelli di verità. lo Stregone abita il mondo e mette in atto azioni di adattamento soggettivo usando tutti gli strumenti che l'evoluzione della sua specie, fin da quando stava nel brodo primordiale, gli ha messo a disposizione.