La legge non è causa di morte

I cristiani e l'obbedienza alle leggi nel pensiero di san Paolo

Terza parte di quattro parti su san Paolo e la legge

Paolo di Tarso, santo cristiano

di Claudio Simeoni

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Scrive Paolo di Tarso nella Lettera ai Romani:

"Dunque ciò che è buono divenne morte per me? No, certo! Ma il peccato, per manifestarsi come tale, mi diede la morte per mezzo di ciò che è buono, affinch´ il peccato, per mezzo del precetto, si riveli in tutta la sua malvagità.

Sappiamo infatti che la legge è spirituale, ma io sono carnale, venduto schiavo al peccato. Non comprendo quel che faccio, perch´ non faccio quel che voglio, ma quello che odio. Or, se io faccio quel che non voglio, riconosco che la legge è buona. Dunque, non sono io che faccio il male, ma il peccato che abita in me.

So infatti che non il bene abita in me, cioè nella mia carne, poich´ il volere sta in mia mano, ma non il fare il bene, poich´ non faccio il bene che voglio, bensì il male che non voglio. Or, se io faccio ciò che non voglio, non sono io che lo faccio, ma il peccato che abita in me. Io riscontro dunque in me questa legge, che volendo fare il bene, mi si presenta il male. Difatti, secondo l'uomo interiore, provo diletto nella legge di Dio, ma vedo nelle mie membra un'altra legge, che lotta contro la legge della mia mente e che mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio: per Gesù Cristo, Signore nostro! Dunque, io stesso, con la mente servo della legge di Dio, ma con la carne servo della legge del peccato." Romani 7, 13-25

"Ma il peccato, per manifestarsi come tale, mi diede la morte per mezzo di ciò che è buono," La legge è buona, ma manifesta il peccato che da la morte! La legge è buona, ma manifesta la condanna!

Le legge consente al peccato di manifestarsi in tutta la sua malvagità!

Non è la malvagità che è peccato, ma è il peccato che si manifesta nella malvagità.

Per Paolo di Tarso, chi stabilisce la legge è insindacabile.

Quali sono i fini per cui qualcuno stabilisce la legge? Non si discutono.

Cosa le legge tende? Non è oggetto di discussione!

I limiti della legge? Non esistono!

E qui si ha la divisione operata da Paolo di Tarso fra lo spirituale e il carnale!

La prima operazione che fa Paolo di Tarso è l'attribuzione arbitraria fra ciò che appartiene allo spirito e ciò che appartiene alla carne.

L'assurda premessa di Paolo di Tarso è la seguente: tutto ciò che è buono appartiene allo spirito; tutto ciò che è cattivo appartiene alla carne, ma io ho la volontà per imporre ciò che è buono alla carne. Ed è arbitrario non solo ciò che è buono e ciò che è cattivo, ma anche l'attribuzione di ciò che è buono e di ciò che è cattivo. Da qui diventa arbitrario anche l'uso della legge e la definizione di peccato.

Se per Paolo di Tarso la lussuria è cattiva e appartiene alla carne; la scienza moderna dimostra che la pratica della lussuria vivifica lo spirito. Solo che la scienza moderna analizza l'uomo per ciò che è e in funzione del suo sviluppo; Paolo di Tarso pensa l'uomo in funzione della propria impotenza sessuale che spaccia per dono del suo dio!

Paolo di Tarso dice: io ti costringo ad obbedirmi facendoti passare la mia volontà per manifestazione oggettiva della legge alla quale tu devi sottometterti!

Diciamo che la legge imposta da dio è malvagia? Sarebbe come dire che il dio, davanti al quale vi costringo in ginocchio, è malvagio. Il malvagio e il buono sono aggettivi attribuiti ad un soggetto al di là delle azioni che questo compie. Dio non compie delle azioni che possono essere definite malvagie o buone. Ma egli è oggettivamente buono e ciò che impone per legge è buono, è il peccato che è malvagio. Il peccato, come soggetto che si oppone alla volontà di dio e alla sua legge. Pertanto, quando leggiamo Paolo di Tarso dobbiamo dimenticare il concetto di legge legato alla persona, ma dobbiamo considerare che la persone è il giocattolo sul quale la legge esercita il proprio sadismo.

Ciò che è buono e ciò che è malvagio è attribuito aprioristicamente all'uno o all'altro, allo spirito e alla carne, come è aprioristicamente malvagio il peccato e buona la legge del dio. Dio, il sadico, applica la legge all'uomo per permettere al peccato di esprimersi così da potersi divertire a condannare l'uomo.

Sembra di sentire parlare il pazzo di Nazareth:

"Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. Invano essi mi onorano , insegnando dottrine che sono precetti umani"

Vangelo Matteo 15, 7

E ancora:

"Allora i suoi discepoli avvicinatisi, gli dissero: "Sai che i Farisei, udita la tua parola, si sono scandalizzati?". Egli rispose: "Ogni pianta che non ha piantato il padre mio celeste sarà sradicata. Lasciateli, sono ciechi e guide di ciechi: ma se un cieco guida un cieco, ambedue vanno a finire in una fossa"." [delle Ardeatine o dei campi di sterminio!]

Vangelo Matteo 15, 12-14

Questo modo di porsi è l'elemento base del RAZZISMO!

Tutti quelli che hanno la pelle nera sono malvagi! Proprio perch´ sei malvagio hai la pelle nera. Può far sorridere, ma non sorridevano certo quei duecento milioni di individui venduti come schiavi dai cristiani nelle Americhe perch´ individui inferiori: peccatori!

Col sistema retorico usato da Paolo di Tarso il modello del bene e del male è Paolo di Tarso: il bene è ciò che piace a Paolo di Tarso e il male è ciò che non piace a Paolo di Tarso. Egli si erge a modello del bene e indica che cos'è malvagio.

E' proprio di ogni struttura giuridica indicare un'azione come malvagia, non la persona che la compie. Si indica la malvagità nella persona quando le intenzioni con le quali viene messa in atto un'azione, sono intenzioni che non rientrano in ciò che è giuridicamente o moralmente ammesso. Solo che ogni struttura giuridica mette sotto accusa ogni soggetto e non tollera un soggetto a modello della struttura giuridica, ma è la struttura giuridica modello che determina il giudizio.

Chi ha il potere di emanare le leggi, può essere definito malvagio!

Il giudice che applica una legge, partendo da una propria interpretazione, si può dire che ha commesso una malvagità, o una prepotenza.

Chi emana la legge e la legge, per Paolo di Tarso, non vanno criticati "Dunque ciò che è buono divenne morte per me? No, certo!".

Questa ipotesi non esiste nella testa di Paolo di Tarso che deve attribuire necessariamente quanto è buono allo spirito e quanto è male alla carne.

Naturalmente, Paolo di Tarso, non prende in considerazione nemmeno la più ovvia delle ipotesi: che lo spirito altro non è che espressione della carne!

In sostanza siamo di fronte a delle affermazioni dogmatiche. Affermazioni che devono essere accettate in quanto tali e non vengono dimostrate da Paolo di Tarso, ma solo imposte mediante un esercizio di bassa furbizia retorica a chi non ha strumenti culturali per obiettare. Affermazioni dogmatiche. Significa affermazioni arbitrarie che devono essere accettate come "fede" in quanto imposte con la violenza. Una violenza che viene esercitata in sostituzione alle giustificazioni che dovrebbero essere date a supporto delle affermazioni che vengono trasformate in dogma di fede!

"Sappiamo infatti che la legge è spirituale, ma io sono carnale, venduto schiavo al peccato. Non comprendo quel che faccio, perch´ non faccio quel che voglio, ma quello che odio. Or, se io faccio quel che non voglio, riconosco che la legge è buona. Dunque, non sono io che faccio il male, ma il peccato che abita in me."

Il discorso è retto da: " non faccio quel che voglio, ma quello che odio". Da cui deriva l'imperativo: "Vi ordino di non fare le cose che io faccio, ma fate le cose che vi dico di fare!".

Io, soggettivamente, decido che le mie azioni sono indipendenti dalla mia volontà.

Da qui: "vedo nelle mie membra un'altra legge, che lotta contro la legge della mia mente e che mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra."

Da cui conclude Paolo di Tarso: "Chi mi libererà da questo corpo di morte?"

Perch´: "io stesso, con la mente servo della legge di Dio, ma con la carne servo della legge del peccato."

Per tutti gli uomini che accettano la dottrina di Paolo di Tarso si pone il problema della necessità della distruzione del corpo. Perch´ il corpo viola la legge che è buona. La legge imposta da dio contro i bisogni dell'uomo viene applicata attraverso la volontà con cui si deve annientare la necessità d'esistenza della carne. La necessità d'esistenza della carne porta l'uomo al peccato in quanto la legge divina impone i limiti nell'esistenza dell'uomo. Così, secondo la loro legge, i cristiani bruciavano vive le persone al fine di salvare la loro anima; non per divertirsi in un esercizio di follia sadica e inumana.

La legge di dio giustifica la creazione di dio stesso. La carne e le necessità di manifestazione nell'oggettività di quanto porta allo sviluppo dell'uomo, create dal dio di Paolo, devono essere combattute e distrutte per far prevalere lo spirito. Secondo Paolo di Tarso: dio ha creato l'uomo per usarlo per i suoi giochi sadici. All'interno della creazione Paolo di Tarso, e i suoi successori, si sono presi la parte di Maria: torturano le persone imponendo dogmi morali e, come il pazzo di Nazareth, invitano le persone a soggiacere alle loro voglie:

"Marta, Marta, tu t'inquieti e ti affanni per molte cose; ma una sola è necessaria: Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta." Luca 10, 41

Paolo di Tarso può applicare, agli altri la legge, perch´, per gli altri, la legge non è causa di morte: ma è metodo per il controllo delle persone.

Ben diverso è il concetto della legge che si applica a s´ stessi.

Il dio padrone di Paolo da Tarso non fa una legge per s´ stesso che poi, magari, per estensione si applica anche agli altri, ma fa la legge per gli altri affinch´ siano obbedienti.

Marghera, 11 marzo 2006

Pagine sull'analisi della religione cristiana

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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Il Male Assoluto

Il male assoluto è quell'ideologia che distrugge il futuro delle persone costringendole a sottomettersi con tutto il loro cuore e "tutta la loro anima". Il male assoluto è descritto nella bibbia cristiana, nei vangeli cristiani, nei testi degli ebrei, nel Corano e nei canoni buddisti.