Le illusioni come rassicurazioni psicologiche

La psicologia della Stregoneria

Capitolo quattro

di Claudio Simeoni

Questo è un capitolo del Crogiolo dello Stregone

Cod. ISBN 9788893329187

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La psicologia parla dell'illusione come di un'alterazione percettiva.

La psicologia parla di un'alterazione percettiva in quanto considera l'illusione una "falsa" lettura della realtà che viene percepita dal soggetto in maniera alterata rispetto alla realtà stessa.

Lo stimolo, che dal mondo esterno giunge al soggetto, ha una sua realtà, ma questa realtà viene percepita dal soggetto in base alle caratteristiche con le quali il soggetto si rappresenta nella realtà. Il mondo come si presenta e il mondo come viene letto dal soggetto.

Definizione di illusione dal Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti ed. Garzanti:

"Alterazione percettiva per cui la percezione non si conforma alle caratteristiche dello stimolo determinando una discrepanza fra mondo fisico e mondo percepito.

Jasper scrive: "illusioni si chiamano tutte quelle percezioni che derivano da trasformazioni delle percezioni reali, nelle quali stimoli sensoriali esterni si combinano con elementi riprodotti in un'unità tale che quelli diretti non si possono distinguere da quelli riprodotti" (1913-1959 p.70)

L'illusione va distinta dall'allucinazione che è una falsa percezione in assenza di stimoli sensoriali adeguati, per cui è detta anche "percezione senza oggetto".

Questa distinzione non è mantenuta in ambito psicoanalitico dove al termine illusione si preferisce il termine allucinazione riferito al soddisfacimento fantastico o onirico del desiderio. Unica eccezione è rappresentata da D. W. Winnicott, che parla di illusioni a proposito di quelle creazioni promosse dal desiderio infantile non soddisfatto dal comportamento materno e compensato da un oggetto transizionale.

L'illusione che di per se non è indicativa di una particolare patologia, è comunque più facilmente riscontrabile in alcuni disturbi dell'affettività e in certi disordini mentali, come negli stati confusionali o in quelli crepuscolari.

Jasper distingue tre tipi di illusioni: da disattenzione, affettiva e pareidolia.

Dal dizionario di psicologia di Umberto Galimberti ed. Garzanti

Voce: illusione

C'è sempre un'interazione mondo-soggetto. Il mondo, inteso in sé, è una realtà che attraverso le sue rappresentazioni si presenta al soggetto. Il soggetto trasforma le rappresentazioni del mondo in fenomeni a mano a mano che tali rappresentazioni incidono sul soggetto ed entrano nella capacità di giudizio e d'azione dell'individuo.

Pertanto, dal punto di vista del soggetto, tutto il mondo è un'illusione. Tutto il mondo viene percepito dal soggetto in base alle limitazioni che il soggetto pone alla rappresentazione del mondo. Il mondo cessa di essere un'illusione soltanto se più soggetti si accordano su una descrizione del mondo e chiamano quella descrizione: realtà.

La cultura di una singola società è il prodotto di accordi soggettivi che gli individui di quella società hanno raggiunto nella descrizione del mondo o di quella parte del mondo che li coinvolge.

Il grande problema della psicologia è quello di considerare qualche cosa di reale. Ad esempio, lo stimolo che io percepisco non è la rappresentazione che mi giunge dall'oggetto del mondo, ma è la mia interpretazione della sua rappresentazione che seleziono come fenomeno. Inoltre, la mia capacità di percepire lo stimolo, di considerarlo, di permettergli di entrare nella mia sensibilità è dovuto al mio specifico adattamento soggettivo che ho operato nel corso della mia esistenza.

Detto questo, il concetto di illusione, inteso come concetto di rappresentazione soggettiva della realtà del mondo che io considero, è una costante nella mia esistenza. Dopo di che la psicologia, dati dei parametri comunemente accettati, determina il mio scostamento da quei parametri e le modalità attraverso le quali opero quello scostamento.

Dire che: "Il mondo è un'illusione che io rappresento" è un'affermazione assolutamente coerente. La vita sociale richiede una mia coerenza nella lettura del mondo e quando questa coerenza non si manifesta nelle aspettative del mondo si parla di "mia" illusione.

Solo che la vita stessa è un'illusione nella percezione soggettiva del mondo.

Le persone prendono la loro illusione e la riversano nel mondo sotto forma di interpretazione del mondo in cui vivono. Loro sanno che cos'è il mondo e non sanno che si illudono di conoscere il mondo manifestando delle idee coerenti con la loro illusione.

Jasper scrive: "illusioni si chiamano tutte quelle percezioni che derivano da trasformazioni delle percezioni reali, nelle quali stimoli sensoriali esterni si combinano con elementi riprodotti in un'unità tale che quelli diretti non si possono distinguere da quelli riprodotti" (1913-1959 p.70)

Dal dizionario di psicologia di Umberto Galimberti ed. Garzanti

Voce: illusione

Jaspers sottintende una realtà come oggetto in sé, percepita come tale dagli Esseri Umani e trasformata da altri che si illudono. Alcuni soggetti riproducono gli impulsi ricevuti oggettivamente in maniera soggettiva, in modo tale da non poter distinguere l'impulso ricevuto dall'impulso interpretato. Ne consegue, che alcune persone, secondo Jasper, non fanno propri gli stimoli sensoriali che giungono loro dal mondo esterno, ma fanno propria l'interpretazione che loro stessi danno a quegli impulsi.

La psicologia cercherà di comprendere la formazione dell'illusione, ma la psicologia stessa si muove in un mondo di illusioni in cui un'illusione prende il sopravvento sulle altre diventando illusione di mediazione sociale. Metro di misura di ogni interpretazione, fuori della quale ci sono solo illusioni.

C'è una differenza fra descrizione coerente del mondo che ne fanno le persone e realtà oggettiva dello stesso.

La realtà, come oggetto in sé, non è descrivibile in nessun modo dalla ragione dell'individuo. La realtà ha la peculiarità di essere vissuta dall'individuo, ma non può essere descritta in quanto tale. La realtà può solo essere interpretata, descritta, solo per quanto l'individuo riesce a limitare per sé stesso dell'immenso nel quale vive.

Se si accetta il presupposto che la realtà è comunque diversa e infinitamente maggiore di quanto l'individuo è in grado di descrivere; se si accetta il presupposto che l'individuo è in grado di vivere la realtà anche senza descriverla (pensiamo a quando la specie era solo un piccolo topo), ne consegue che è facile illuderci rispetto ad una lettura coerente del mondo in quanto, la lettura coerente del mondo, è comunque un'illusione.

L'illusione, intesa come attività soggettiva di interpretazione dei fenomeni del mondo, è una costante della nostra esistenza e nel modo con cui noi ci rapportiamo nei confronti del mondo.

L'Essere Umano è soggetto che si illude di percepire la realtà del mondo: l'Essere Umano afferma di manifestare una verità del mondo, quando, invece, altro non fa che manifestare un'illusione coerente e socialmente approvata della realtà del mondo.

Il problema veramente grande è la differenza fra vivere il mondo e interpretare il mondo.

Quando si manifesta l'illusione della propria capacità di vivere il mondo, si mette in moto un processo di selezione naturale degli illusi; quando si manifesta l'illusione nell'interpretazione del mondo gli illusi hanno il sopravvento e la pratica della descrizione coerente del mondo deve farsi strada, a fatica, fra le manifestazioni illusorie.

La manifestazione illusoria risponde ad un bisogno di rassicurazione soggettiva dell'individuo. Il fenomeno che arriva all'individuo deve essere coerente con l'esperienza dell'individuo e deve poter essere controllato dall'individuo stesso. Qualora il fenomeno non è coerente alle aspettative dell'individuo, scatta la protezione dell'individuo mediante la sua illusione. Io mi illudo che la terra giri attorno al sole. L'illusione diventa patrimonio sociale, realtà coerente a cui ogni illusione soggettiva deve sottomettersi. Quando l'illusione viene spezzata, questa tende, comunque a ricomporsi accusando di illusione o allucinazione chiunque ha spezzato l'illusione. Si processa Galileo.

L'illusione risponde ad un bisogno soggettivo della ragione: il bisogno di rassicurazione rispetto alla qualità dei fenomeni che dal mondo ci giungono.

Il bisogno di sicurezza, da cui la rassicurazione continua da parte della ragione che tutto è sotto controllo, tutto risponde a quanto noi sappiano, tutto è conosciuto, è la sorgente dell'illusione.

Da qui il concetto dell'illusione come necessità psichica soggettiva di rassicurazione nei confronti del mondo.

L'illusione mette in ordine il mondo che percepisco con la mia conoscenza del mondo. Senza illusione sono costretto ad analizzare il fenomeno che mi giunge e a costringere la ragione a fargli posto nel mio pensiero.

Ogni individuo ha la tendenza a descrivere e interpretare il mondo. Per cui, ogni individuo costruisce la propria illusione coerente del mondo. Poi, qualche descrizione non è coerente col mondo e, in questo caso, individuiamo in quell'individuo una forma di "malattia mentale". Questa illusione coerente del mondo, scontrandosi con altre illusioni coerenti, sia nella famiglia che nella società, mette in atto una sorta di mediazione fra l'illusione soggettiva e l'illusione sociale. Dal momento che l'illusione sociale si impone sull'individuo, questi soggettiva l'illusione sociale mediandola con la propria illusione soggettiva. Così assistiamo, nella manifestazione dell'illusione, ad Armonia e Peitò la cui azione deve continuamente variare e modificare l'illusione soggettiva. "Le formiche trasmettono cultura da una formica e l'altra." E' un'affermazione illusoria, frutto di analisi, che modifica l'affermazione illusoria precedente secondo cui le formiche non hanno cultura. L'illusione era prima e l'illusione è adesso, pronta a modificarsi quando una nuova illusione coerente supererà o integrerà le illusioni precedenti.

ILLUSIONE DA DISATTENZIONE:

"Gli stimoli sensoriali esterni che, a causa di un'attenzione di breve durata, sono limitati, quasi sempre vengono completati. Completiamo, per esempio, quando ascoltiamo una conferenza, e ci accorgiamo di tali completamenti solo quando ci accorgiamo che ci siamo sbagliati. Non ci accorgiamo quasi mai di tutti gli errori di stampa di un libro, e li completiamo o li correggiamo esattamente secondo il significato del contesto. Tutte queste illusioni vengono immediatamente corrette quando vi si richiama l'attenzione" (1913-1959 p. 70)

Dal dizionario di psicologia di Umberto Galimberti ed. Garzanti

Voce: illusione

L'illusione chiede coerenza e rinnovo continuo, da parte del soggetto che proietta l'illusione.

Ciò che modifica l'illusione dell'individuo è l'individuo stesso mediante la propria attenzione.

L'attenzione dell'individuo richiede una carica di energia notevole da parte del soggetto perché nell'attenzione c'è tutto il soggetto. Attraverso l'energia che l'individuo investe nella propria attenzione si instaureranno i tre processi classici della trasformazione individuale: stasi, implosione, esplosione o dilatazione soggettiva.

Investire energia nella propria attenzione comporta un aumento da parte dell'individuo della propria capacità di comprendere e fagocitare i fenomeni del mondo, interpretandoli in maniera sempre più coerente e funzionale alla propria azione nel mondo. Non investire energia nella propria attenzione significa mantenere la stasi. Si considera il già descritto e non si investe nel nuovo, in una nuova interpretazione dei fenomeni o nell'interpretazione di nuovi fenomeni. Però la stasi porta inevitabilmente al disinvestimento nella capacità dell'individuo di interpretare i fenomeni del mondo. In altre parole i fenomeni interpretati si restringono per numero e per qualità.

Da qui l'illusione per disattenzione.

Già la descrizione del mondo in cui viviamo è un'illusione. Se poi manchiamo di attenzione nei confronti dei fenomeni del mondo, all'illusione che delimita la nostra descrizione della realtà del mondo, sommiamo un'ulteriore illusione. A ciò cui noi non prestiamo attenzione attribuiamo ciò che noi "crediamo che sia" col risultato di proiettare sul fenomeno ciò che noi pensiamo che il fenomeno sia.

Sono illusioni che verrebbero corrette quando vi si richiama l'attenzione. Solo che, perché l'illusione venga corretta, è necessario che ci sia un interesse soggettivo a correggere l'illusione quando si richiama l'attenzione di chi ha espresso l'illusione. Ma le illusioni sono spesso manifestazione di emozioni profonde dell'individuo che si rifiuta di trattare i fenomeni del mondo per ciò che essi sono o per ciò che essi, nella loro rappresentazione, potrebbero ferire la sua struttura emotiva.

Quando noi leggiamo una parola per un'altra completandola, non facciamo altro che proiettare sulla parola letta la nostra immaginazione, quello che noi VOGLIAMO che quella parola significhi coerentemente con quanto noi immaginiamo che quella parola voglia o debba significare.

Questo processo di sovrapposizione della nostra immaginazione sulla realtà E' UN ATTO CONTINUO E SISTEMATICO DELLA NOSTA ESISTENZA.

Quando iniziai a condurre le trasmissioni a Radio Gamma 5 sostenevo che Gesù ordinava di uccidere chi non si metteva in ginocchio davanti a lui. Molte persone vennero in radio con le loro bibbie e i loro vangeli affinché io, sulla loro bibbia e sui loro vangeli, dimostrassi loro dove stava scritto. Quando leggevano dicevano: "Io l'ho letto molte volte, ma non me n'ero mai accorto!" In realtà era tale l'abitudine a considerare Gesù "buono" che a quelle persone non passava nemmeno per la testa che costui poteva ordinare un'azione che nella loro testa suonava come malvagia. Queste persone, quando leggono i vangeli cristiani, interpretano secondo le loro illusioni: capiscono quello che loro vogliono capire.

"Senza emozioni, né giudizio di realtà, ma anche senza che, al richiamo dell'attenzione, le immagini illusorie debbono scomparire, la fantasia "produttiva" crea da impressioni sensoriali incomplete, da nuvole, dalle pareti di un vecchio muro e cose simili, formazioni illusorie assolutamente nitide e col carattere della corporeità". (1913-1959 p. 70) La Pareidolia è quindi un'elaborazione fantastica di stimoli sensoriali indefiniti resi nitidi da elementi intrapsichici riprodotti. Per il suo valore proiettivo, la pareidolia è prodotta artificiosamente nelle prove del test di Rorschach dove si richiede di interpretare liberamente delle macchie di colore.

Dal dizionario di psicologia di Umberto Galimberti ed. Garzanti

Voce: illusione

In pratica, è come se queste persone costruissero, mediante le loro emozioni, delle impressioni sensoriali che sovrappongono a quanto dal mondo reale giunge loro. E' come se il mondo inviasse un fenomeno di forza cento e queste persone lo riducono immaginandolo di forza uno. Quel uno è solo ciò che l'illusione riesce ad immaginare di quel fenomeno. Solo che quel fenomeno ha comunque una forza cento che incide su altre immaginazioni producendo in loro delle modificazioni più o meno significative a seconda di come l'illusione riesce a proiettare l'immaginazione soggettiva sostituendola alla descrizione del fenomeno in sé. Ne consegue che, anche se il soggetto proietta la sua illusione immaginando quantità e qualità del fenomeno, il fenomeno incide su alte immaginazioni, controllate da altre illusioni in cui quel fenomeno ha un'incidenza diversa e le emoziona in modo diverso costringendole ad una modificazione. Questa modificazione diventa a sua volta un fenomeno prodotto da altre immaginazioni che si riversa sull'immaginazione che, precedentemente, aveva ridotto il fenomeno considerato da cento ad uno manifestando l'inadeguatezza di quella immaginazione ad affrontare i fenomeni del mondo.

La modificazione di quell'illusione nel soggetto comporta un dolore e una modificazione dell'immaginazione dell'individuo che DEVE essere calata nelle sue emozioni.

Quando si riconosce che "la fantasia "produttiva" di un soggetto crea da impressioni sensoriali incomplete, formazioni illusorie assolutamente nitide e col carattere della corporeità" se ne deduce che anche le idee soggettive, che un individuo manifesta nella società civile non sono il prodotto di un processo di conoscenza, ma di "fantasia "produttiva" creata da impressioni sensoriali incomplete".

Se, come vedremo, è facile riconoscere le illusioni ottiche di un soggetto in quanto il fenomeno che induce l'illusione può, in molti casi, essere misurato o verificato, più difficile è misurare le illusioni quando si formano attraverso impressioni storiche nell'individuo e l'individuo le riproduce, nell'attualità, sotto forma di idee o di approcci alle condizioni della vita. L'illusione diventa il modo con cui l'individuo interpreta la realtà partendo da idee aprioristiche che sono il prodotto delle illusioni che attraverso il processo di crescita educazionale sono state impresse in lui.

Se ogni individuo vive l'illusione coerente della realtà del mondo, alle persone viene imposta un'ulteriore illusione come forma di limitazione dell'illusione sociale coerente.

ILLUSIONE AFFETTIVA

"Quando si cammina da soli attraverso un bosco, impauriti, si scambia un tronco d'albero, un ammasso di roccia per una forma umana. Il malato melanconico, nell'angoscia di essere ucciso, vede nei vestiti attaccati al muro un cadavere pendente. Un rumore indifferente gli da l'impressione del tintinnare e dello stridere delle catene con le quali dovrà essere incatenato. Queste illusioni così mutevoli, quasi sempre risultano comprensibili in base al contenuto delle emozioni. (1913-1959 p. 70)

Dal dizionario di psicologia di Umberto Galimberti ed. Garzanti

Voce: illusione

L'illusione affettiva, come manifestazione di uno stato affettivo angoscioso, ci illustra il meccanismo di imposizione nel soggetto, nel bambino in particolare, la necessità dell'illusione come difesa.

L'angoscia è una condizione soggettiva che si sviluppa dalla "necessità di vivere". La necessità che tutti gli elementi che concorrono a costruire la vita siano presenti. I traumi infantili sono delle strategie di adattamento soggettivo ad azioni messe in atto dall'ambiente, così l'angoscia deve trovare una conferma nell'ambiente che ci circonda e, dal momento che l'ambiente non giustifica l'angoscia soggettiva, l'illusione, la descrizione dell'individuo del mondo, crea la giustificazione proiettando l'immagine di un cadavere pendente dalla forma dei vestiti o scambia un ammasso di rocce per una forma umana o mostruosa.

L'illusione porta le persone a vedere quello che loro vogliono vedere in quanto, quello che loro vogliono vedere, dà loro sicurezza. Un gruppo di rocce potrebbe benissimo essere visto come un gruppo di rocce, ma allora l'angoscia non sarebbe giustificata dalla descrizione, rimarrebbe una tensione dolorosa senza giustificazione della ragione.

La paura della perdita, la paura nella non approvazione da parte dell'adulto, provoca angoscia nel bambino, angoscia che viene giustificata mediante le illusioni. Le illusioni diventano, a lungo andare, una protezione e una giustificazione dello stato angoscioso nell'individuo. Tanto che l'individuo diventa dipendente dalle proprie illusioni anche quando si libera di credenze superstiziose.

Migliaia di adulti pregano per alimentare l'illusione di avere una protezione. Si illudono di essere protetti da una superpotenza che arriva in loro soccorso. Queste persone proiettano nel sistema sociale tutte quelle illusioni, mediante affermazioni perentorie, che non ammettono azioni di disillusione, atte a confermare non solo le loro aspettative emotive, ma anche le critiche alla loro illusione che da più parti possono arrivare.

Le angosce e le paure sono fonte di illusione. L'individuo soggettiva un'illusione per difendersi dall'ansia e alimenta questa illusione come difesa soggettiva.

Un sondaggio effettuato negli USA ha dimostrato che circa il 38% delle donne e il 12% degli uomini soffre di paure dei serpenti. L'ofidiofobia, la paura patologica dei serpenti, insieme alla paura dei ragni, è una fobia molto comune. La fobia si alimenta mediante delle illusioni che incutono paura e alimenta, da parte dell'individuo, illusioni che manifesta nella società. Si può certo dimostrare che la paura del serpente è un'illusione, ma più difficile è rimuovere le illusioni che, attraverso la manifestazione di idee astratte, l'individuo manifesta nella società civile. L'odio per il serpente manifestato nella genesi della bibbia è un'illusione volta a confermare le paure che l'individuo manifesta e che riproduce nella società mediante affermazioni che confermano le sue illusioni.

Illusioni visive e illusioni di moto apparente

Prima di parlare delle illusioni visive e di moto apparente, è necessario parlare delle due direzioni nelle quali si muove l'illusione.

L'illusione visiva, la deformazione dell'impressione della realtà fisica di un oggetto, è verificabile in quanto soggetta a misurazione. Ciò che non è soggetta a misurazione è l'idea che il soggetto manifesta nella società in base all'illusione ottica che ne ha ricevuto.

Un esempio può essere il discorso relativo alla rotazione del "Sole attorno alla Terra". Oggi sappiamo che si tratta di un'illusione, ma non c'era solo quella illusione, c'era anche l'ordine del dio padrone dei cristiani che ordinava al Sole di cessare di ruotare attorno alla terra. Se l'illusione, per la quale si andò a processo, consisteva nel fatto che il Sole ruotasse attorno alla terra, l'illusione che inchiodava il divenire degli Esseri Umani era la possibilità che qualcuno intervenisse per fermare la rotazione del sole attorno alla Terra. Quella illusione non ebbe termine con la dimostrazione evidente di Galileo, ma continuò a persistere per molti secoli. Per molti secoli si continuò a parlare della malvagità di Galileo e del suo tentativo di rimuovere, fra le persone, l'illusione nel dio padrone sia come credenza che come realtà.

L'illusione dei sensi costruisce delle idee che manifestano quella illusione in contesti differenti anche slegati, apparentemente, all'illusione che ha predisposto l'individuo e la sua immaginazione per forgiare quelle idee.

Esiste il soggetto che si illude nella percezione dei fenomeni provenienti dal mondo e il soggetto che immette le sue illusioni nel mondo come fenomeni a cui chiede al mondo di adeguarsi. L'individuo che impone al mondo di accettare la sua illusione.

Questa relazione dialettica è il fondamento della riformulazione continua dell'illusione sociale.

La trasformazione delle persone in tifosi si ha attraverso l'imposizione, alle emozioni dell'individuo, di un'illusione per cui l'oggetto che eccita le emozioni viene investito di tutto l'immaginario positivo di cui l'individuo è capace. Al contrario, l'avversario, viene investito di tutto l'immaginario negativo di cui l'individuo è capace. Ma l'immaginario dell'individuo, nell'uno e nell'altro caso, sono delle illusioni. Quando queste illusioni sono manifestate si rivelano attraverso un insieme di affermazioni, un insieme di aggettivi, ma sono prive di dimostrazioni oggettive, di riferimenti, di sunti logici supportati da analisi. Ci sono delle regole con cui la società civile deve difendersi dalle illusioni del singolo elevate a dogma. E sono le dimostrazioni. La società civile chiede le dimostrazioni alle persone che affermano. Spesso non si tratta di una dimostrazione come intesa nel campo scientifico, si tratta di una dimostrazione come intesa in campo filosofico: supporta quanto dici, argomenta, e determina i limiti di quanto dici e la situazione in cui quanto dici può agire. Ed è in questo modo che si rivela l'illusione come semplice difesa di affermazioni dogmatiche o un'illusione che è il frutto di un lavoro in cui interviene la trasformazione del soggetto. Dimostrare, in termini filosofici, significa GIUSTIFICARE e saper affrontare chi giustifica affermazioni contrarie.

ILLUSIONI OTTICO GEOMETRICHE

Sono dovute a distorsioni visive con riferimento a: a) figure di "oggetti impossibili" che non si danno nella realtà; b) figure che appaiono distorte rispetto a come sono nella realtà (metamorfopsia); c) figure che, se guardate per un certo tempo, producono distorsioni in altre figure osservate immediatamente dopo (effetto figurale postumo). Tra le spiegazioni che sono state avanzate ricordiamo: a) La teoria dell'empatia secondo cui la distorsione percettiva è indotta dal significato emotivo che le figure illusorie rivestono; b) la teoria dei movimenti oculari secondo cui la distorsione sarebbe imputabile ai disturbi che alcuni tratti delle figure illusorie inducono nei movimenti oculari; c) la teoria della prospettiva per la quale potendosi considerare le figure illusorie come proiezioni piane di visioni tridimensionali sarebbe la prospettiva a causare la distorsione, nel senso che, essendo la profondità "suggerita" dai tratti prospettici, l'ingrandimento dei tratti più distanti sarebbe dovuto a questo "suggerimento"; d) la teoria della gradazione inappropriata della costanza che si basa su un ampliamento del concetto di "costanza di dimensione" quale comprensione dei cambiamenti che subisce l'immagine retinica con l'aumento della distanza degli oggetti, attraverso l'ingrandimento dei tratti più lontani.

Dal dizionario di psicologia di Umberto Galimberti ed. Garzanti

Voce: illusione

La vista è il senso che maggiormente caratterizza gli Esseri Umani ed è il senso che fonda la ragione nella forma e nella quantità. La descrizione del mondo che noi abbiamo è caratteristica dell'uso predominante che fa l'Essere Umano della vista.

La vista fissa gli oggetti nella loro forma e spesso annulla la conoscenza che noi abbiamo degli odori, dei sapori, del tatto e dell'udito anche se quest'ultimo ha comunque una grande importanza.

Dei cinque sensi che noi usiamo, tre hanno la caratteristica di interagire direttamente con l'oggetto considerato: il gusto, l'olfatto e il tatto. Due sensi rilevano oggetti a distanza: riflessione della luce, la vista; vibrazioni dell'aria o di una massa, udito!

I sensi che rilevano oggetti a distanza vengono interpretati dall'individuo, sia in base alla propria esperienza che in base alle peculiarità della specie. Per peculiarità della specie si intende sia memoria atavica, sia la capacità del soggetto di elaborare anche senza la presenza (apparente) del fenomeno, ma solo attraverso l'immaginazione.

Inoltre, l'apparato di elaborazione visivo e uditivo risponde ad un'esigenza atavica per la quale l'azione è necessaria prima che la condizione, per cui l'azione deve essere messa in atto, si presenti.

La velocità che l'azione richiede al giudizio dell'individuo è tale per cui l'apparato che elabora i segnali dei suoni e delle visioni tende a scartare tutto il nuovo in funzione della risposta alle esigenze dell'azione. L'apparato percettivo scarta il nuovo perché il nuovo richiede molto più tempo per essere fagocitato e, l'apparato percettivo, non ritiene economicamente vantaggioso soffermarsi ad analizzare il nuovo nella vista e nell'udito frenando l'azione (in questo caso frenando il giudizio) che potrebbe essere vitale.

Nella storia evolutiva il giudizio della descrizione, prodotto dalla ragione, si è sovrapposto all'azione.

Se ci fu un tempo che all'apparire di un oggetto, immaginato o meno che sia, seguiva l'azione di risposta da parte del soggetto e il suo apparire veniva risolto nell'agire soggettivo, da quando la ragione si è imposta sull'individuo l'apparire di un oggetto comporta la descrizione della forma dell'oggetto e della sua collocazione nella realtà del suo apparire. Per cui, l'apparire di un oggetto non si risolve nell'azione dell'individuo, ma si risolve nel giudizio che dell'oggetto ne dà l'individuo. Si risolve nella descrizione dell'oggetto. Si risolve nell'individuo che annuncia la verità e la realtà dell'oggetto percepito. Si risolve, in altre parole, in una descrizione dell'inganno che l'individuo ha subito nel momento in cui l'oggetto è apparso. Nella sua illusione di descrivere la realtà dell'oggetto e di riprodurla come descrizione che trasmette ad altri.

L'apparato percettivo ed elaborativo costruisce l'illusione sovrapponendola all'immagine o al suono ricevuto e la descrizione dell'individuo ritrasmette l'illusione nella società.

Da qui l'illusione dei concetti, delle idee. Da qui le illusioni del "credevo che", "avrei giurato che" "ho deciso perché pensavo che...."

L'illusione è il nostro modo di vivere all'interno della ragione da quando la descrizione, imposta dalla nostra ragione, ha preso il sopravvento nel controllo dell'individuo. Ci sono illusioni più aderenti alla realtà, come le illusioni della scienza, e ci sono illusioni che deformano la realtà in base ad aspettative e bisogni soggettivi anche di ordine psichiatrico.

L'uomo ha una sola possibilità: rimuovere continuamente la propria illusione mediante la sua attività. Mediante l'analisi, mediante la sperimentazione delle proprie illusioni. Si rimane sempre nel campo dell'illusione, ma un'illusione più ampia. Un'illusione più aderente al reale con una tensione soggettiva ad espandere sé stessi nella realtà in cui si vive.

L'illusione delle illusioni è parlare di una verità della realtà! Non esiste una verità della realtà se non nell'illusione soggettiva.

Per questo motivo la psicologia non considera l'illusione una vera e propria patologia. La psicologia riconosce che l'illusione si esprime nella normale vita dell'individuo anche se le patologie psicologiche e psichiatriche individuate accentuano l'illusione dell'individuo in funzione di una riaffermazione di sé stesse nell'individuo.

Lusiana, 23 agosto 2006

N.B. le citazioni di psicologia sono prese dal dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti ed. Garzanti

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