Contro il razionalismo a tutti i costi

Il Crogiolo dello Stregone nei quattro Canti del Mondo

(testo originale 1998)

Capitolo uno

di Claudio Simeoni

 

Il libro, Il Crogiolo dello Stregone, è in correzione e di prossima pubblicazione

Fino ad ora ho sempre parlato del cristianesimo come padrone degli Esseri Umani, del suo dio come un assassino, del terrore seminato dal Gesù di Nazareth, ma ho sempre evitato, se non di sfuggita, di parlare dei cristiani come massa di individui. Perché gli Esseri Umani si dicono cristiani nonostante il cristianesimo li riduca a bestiame da condurre al macello della vita? Razionalmente si può affermare, e lo abbiamo dimostrato, che sono solo pesce pescato dal buon pescatore e messi in padella o pecore del gregge che il buon pastore conduce al macello della vita.

Il razionalismo libera gli Esseri Umani dal terrore dell'assurdo, ma strappa loro l'audacia nell'affrontare la vita. Il razionalismo ha una sua ragione di essere soltanto se risponde ad un intento più ampio che ne determina la direzione come ricerca scientifica della spiegazione dei meccanismi del mondo e della vita.

Chi è cristiano invoca il razionalismo.

Cristiano e razionalista sono la stessa cosa quando i cristiani devono mettere in ginocchio chi non si può difendere. Il cristiano considera la sua fede un atto razionale: crede che un dio padrone abbia creato il mondo e afferma che questa credenza è razionale.

Ogni affermazione o ipotesi ontologica è oggettivamente irrazionale in quanto l'assurdo dell'affermazione precede sempre l'analisi.

Il cristianesimo non è una dottrina; è un sistema coercitivo imposto educazionalmente che raggiunge una sua razionalità esattamente come è razionale la salivazione del cane nella gabbia di Pavlov.

In altre parole, un cristiano è come il cane di Pavlov che, stretto in una gabbia ideologica, saliva all'arrivo del padrone che gli porta il cibo. Pertanto, io ritengo assurdo spiegare al cane di Pavlov l'inutilità della sua salivazione perché questa è un riflesso del suo condizionamento e non un comportamento naturale.

Per questo motivo come Pagani e Apprendisti Stregoni affermiamo che non possiamo convertire nessuno alla nostra "dottrina" perché per convincere della nostra dottrina dovremmo considerare i cristiani Esseri Umani che sbagliano, invece noi li consideriamo come il cane di Pavlov. Esseri Umani chiusi in una gabbia ideologica che li costringe a salivare ogni volta che qualcuno presenta loro il dio-padrone.

Noi abbiamo già indicato più volte come si rompe la gabbia sia con il nostro pensiero sia esponendo i principi del Crogiolo dello Stregone che riprenderemo per sviluppare il concetto secondo cui ogni elemento del crogiolo è un crogiolo a sua volta.

Queste indicazioni dovrebbero aiutare gli Esseri Umani a rompere la gabbia ideologica, ma come Pagani e Apprendisti Stregoni sappiamo che il loro stare in ginocchio è così radicato che nulla può eliminarlo e i cristiani possono solo attendere la morte per liberarsi dell'angoscia della vita.

Le nostre indicazioni possono servire soltanto a chi, in un modo o nell'altro, ha già rotto, per conto proprio, le sbarre della costrizione ideologica cristiana. Coloro che non hanno soltanto rifiutato il cristianesimo in quanto tale ma hanno messo in atto delle strategie etiche, morali, psicologiche e ideologiche per spezzare il controllo educazionale imposto dal cristianesimo.

Per chiarire la formazione del condizionamento educazionale del cristianesimo mi servirò di un testo universitario usato nella facoltà di Psicologia di Padova di cui un preside era (e forse è) tale Guido Petter che di questo libro cura la presentazione.

IL LIBRO E' : "LA RELIGIOSITA' INFANTILE" DI RENZO VIANELLO EDITORE GIUNTI BARBERA che descrive alcune ricerche sulle credenze infantili specie a proposito del dio-creatore.

Da pag. 238

3. La credenza in Dio-Creatore da parte del bambino di 6-8 anni
Al di là delle osservazioni sul significato da attribuire alla credenza in Dio-Creatore da parte del bambino, è certo che è questa una credenza che il bambino assimila con relativa facilità. Clavier, Thun, Burgardsmeier, Nobiling, ecc., hanno sottolineato come tale credenza sia pressoché generale a questa età.
I dati a nostra disposizione ci permettono comunque di fare alcune considerazioni.
In primo luogo possiamo pur notare che di fronte a domande dirette come "E' stato Dio a creare gli astri?", oppure "Chi ha creato la terra?", la grande maggioranza dei bambini risponde affermativamente. In linea generale possiamo perciò dire che fin dai 6 anni è possibile l'assimilazione della nozione di Dio-Creatore (si vedano a questo proposito i colloqui clinici, su questo argomento, della ricerca n.4).
Tuttavia alcuni dati ci inducono a sospettare che questa nozione sia stata assimilata in modo fondamentalmente nozionistico.
La tecnica dei racconti da completare ci ha sostanzialmente confermato questa convinzione.
Quando infatti lo stimolo era costituito da un racconto che suggeriva esplicitamente il problema della creazione, la maggioranza dei bambini ha parlato di Dio-Creatore (67% dei soggetti di 8 anni della 3^ ricerca; 30% di quelli di 7-8 anni della 4^ ricerca; 70% di quelli di 6-7-8 anni della 8^ ricerca), ma quando lo stimolo (basato sempre sul tema "natura") era privo di questo suggerimento, Dio è stato nominato in pochissimi casi (0% nei soggetti di 8 anni della 3^ ricerca e 10% nei soggetti 7-8 anni della 4^ ricerca).
Ma ciò che più ci fa pensare che questa nozione sia stata accettata nozionisticamente è dovuto al fatto che il bambino afferma di credere in Dio-Creatore pur avendo, specialmente 6-7 anni, una visione molto antropomorfica della divinità (si veda il capitolo precedente, le ricerche nn. 1, 2 e 4 e in particolare i protocolli esemplificativi della ricerca n.4 su questo argomento).
Sulla base di questi dati, ma soprattutto sulla base dei nostri colloqui clinici (vedi ad es. i colloqui clinici della ricerca n.4 relativi a questo argomento), ci appare di poter dire, in conclusione, che i bambini 6-8 anni, nel periodo in cui cominciano a superare la visione artificistica "pura" (consistente nell'attribuire la fabbricazione degli astri, ecc., agli uomini), accettano facilmente la nozione, offerta dall'istruzione religiosa, di un Dio creatore dell'universo, dato che essa corrisponde ad un loro modo spontaneo, anche se in via di superamento, di interpretare la realtà. Tuttavia tale nozione viene assimilata in modo fondamentalmente nozionistico. Concordiamo perciò con il Piaget quando afferma: "Siamo stati colpiti dal fatto che la maggior parte dei fanciulli non ricorrono a Dio che a malincuore, per così dire, e solo quando non trovano di meglio. L'insegnamento religioso ricevuto dall'esterno a 4-7 anni appare come un corpo estraneo nel pensiero del fanciullo e le rappresentazioni che suscita non hanno né l'elasticità né la proliferazione delle credenze che non fanno appello all'attività divina" (1926, p. 358).
Dato, inoltre, che il bambino di 6-8 anni si riferisce a Dio solo se viene esplicitamente sollevato il problema della creazione, concordiamo pienamente con il Castiglioni quando afferma che i grandi fenomeni naturali assai difficilmente evoca nel bambino (di questa età) l'idea di Dio.

4. La credenza in Dio-Creatore da parte del bambino di 9-11 anni
Relativamente ai soggetti di 9-11 anni i dati a nostra disposizione sono numerosi. Reputo perciò opportuno presentarli analiticamente prima di ricavarne alcune considerazioni generali.
-- Nelle situazioni in cui si chiede esplicitamente al soggetto se crede o no in Dio-Creatore o gli si chiede chi ha creato gli astri, o la terra, o l'universo, ecc., le reazioni sono per la grandissima maggioranza positive (ad es. dal sondaggio precedente la ricerca n.3 risulta che il 90% dei soggetti di questa età attribuisce a Dio la caratteristica di essere Creatore e dai colloqui clinici della ricerca n. 4 risulta che tutti i soggetti esaminati affermano che l'universo è stato creato da Dio). A questo proposito, comunque, i soggetti di questa età non differiscono da quelli più giovani.
--Nelle situazioni in cui non vi sono domande dirette, ma si accenna al problema della creazione, i soggetti di questa età si riferiscono a Dio più dei soggetti più giovani (ad es. nel racconto "natura" nella situazione 2 della ricerca n.4 si passa dal 30% dei soggetti di 7-8 anni, prima del 50% dei soggetti di 9 anni e poi all'80% dei soggetti di 10-11 anni).
-- Nelle situazioni, infine, in cui non vi sono domande dirette, né suggerimenti, i soggetti di 9-11 anni nominano Dio mentre quelli di 6-8 anni lo ignorano.
Vi risparmio le tavole dei confronti riportate!
Che la credenza in Dio-Creatore sia particolarmente accettata a questa età è d'altra parte confermata anche da altre ricerche:
-- Dalla ricerca condotta da Braido e Sarti (1967) risulta che uno degli attributi più frequenti riferiti a Dio (dal 25% dei soggetti romani) da parte dei bambini di 9-14 anni è "Creatore".
-- Dalla ricerca condotta da Sarti (1968) su soggetti eritrei (dai 9 ai 15 anni) ben il 54,9% parla di Dio-Creatore.
-- Dalla seconda ricerca condotta da Sarti (1970) su soggetti eritrei (di 10-11 e 14-15 anni) il 50,5 di soggetti cristiani e il 72,5 di soggetti musulmani parlano di Dio-Creatore.
-- Sempre dalle ricerche di Sarti risulta inoltre che l'argomento fondamentale adotto dai soggetti cristiani per giustificare la propria credenza in Dio è proprio quello della creazione, come si può notare dai seguenti protocolli modello:
Io credo in Dio perché ha creato tutto il mondo (femmina di 10 anni cattolica)
Io credo in Dio perché ha creato il cielo e la terra e noi che siamo in terra e gli animali che ci sono nelle montagne. (Maschio 11 anni copto).
Da una ricerca condotta da Deconchy (1964) risulta che uno degli attributi più riferiti a Dio da parte dei bambini di 8-10 anni è Dio-Creatore. Egli scrive: "Il tema (la nozione di Dio-Creatore) è presente in modo massiccio, si rileva a colpo d'occhio ed ha tutte le caratteristiche del tema facile".
Sulla base dei dati seguenti possiamo concludere che:
-- Il bambino di 9-11 anni, pur essendo in uno stadio di completo superamento dell'artificialismo primitivo (o proprio a causa di ciò), assimila molto meglio del bambino di età inferiore la nozione di Dio-Creatore.
-- Il bambino di questa età collega più del bambino di età inferiore la nozione di Dio-Creatore e i grandi fenomeni naturali.
-- A tale età è questo uno degli attributi più riferiti a Dio ed è quindi considerato molto significativo per definire le caratteristiche di Dio.
Sulla base dei nostri colloqui clinici (vedi ricerca n. 4) possiamo inoltre sottolineare che, mentre a 6-7 anni questa nozione è accettata in modo sostanzialmente nozionistico, a 8-9, ma soprattutto a 10-11 anni, la nozione di Dio-Creatore è accettata meno acriticamente. Ne derivano credenze più complesse, più elaborate, più sfumate. Ad esempio alcuni soggetti - ed è questo il tentativo di assimilazione organica - tendono a limitare l'intervento divino, affermando che ora Egli non crea più, oppure - sulla base certamente delle prime nozioni scientifiche sull'origine dell'universo - esprimono dei dubbi sul fatto che sia stato Dio a creare gli astri pur affermando che l'universo è stato in generale creato da Dio. A 10-11 anni, infine, l'intervento divino è sempre meno concepito in termini di fabbricazione e sempre più in termini di vera e propria creazione dal nulla.

Solo un imbecille può pensare al cristianesimo come ad una religione logica e razionale che appartiene al divenire degli Esseri Umani. La logica appartiene alla magia di quanto ci circonda e la magia la possiamo attivare ogni volta che col circostante fondiamo la nostra volontà nelle relazioni che instauriamo quotidianamente.

Il cristianesimo è solo condizionamento attraverso l'educazione degli Esseri Umani bambini. Non è possibile affrontare un cristiano pensandolo persona logica, un cristiano è solo un cane dentro una gabbia ideologica che blocca il suo cervello costringendolo a salivare ogni volta che davanti ad un problema pensa al dio-creatore anziché prendere nelle proprie mani la sua vita.

Discutere con un cristiano è stupido; la sua fede gli blocca il cervello. Si discute solo con chi ha incominciato a segare le sbarre di quella gabbia, non importa da quale sbarra ha incominciato.

Quando un cristiano comincia a segare la prima sbarra affronta il circostante. Allora gli si può tendere una mano: allora si può camminare assieme.

Può essere che quella sbarra sia quella dell'anticlericalismo, o sia quella di negare il diritto del dio padrone; o sia quella della percezione che il mondo che ci circonda è vivo; oppure, ancora, qualunque altra. In quel momento, nel momento in cui un Essere Umano pensa prendendo nelle proprie mani le proprie determinazioni, cessa di essere un cristiano per diventare un Essere Umano. Magari penserà ancora ad un Gesù buono, ma il processo di scardinamento del suo condizionamento educazionale è incominciato.

Chiarito come si impone il cristianesimo sui bambini e come da questi si trasferisce sugli Esseri Umani adulti, vediamo come, comunque, il circostante chiama gli Esseri Umani a costruire la propria libertà e come questo avviene.

Per far questo voglio citare due episodi diversissimi tra loro.

Gli Auguri ebbero nella Roma Antica tanta considerazione, finché la loro condizione sparì con l'arrivo dell'uomo dio e come il circostante superi il condizionamento educazionale cristiano quando la situazione è grave citando dagli atti del processo a Giovanna d'Arco.

Perché gli Auguri ebbero nella Roma antica tanta considerazione? Secondo la storia (o la leggenda) narrata da Tito Livio nella sua Storia di Roma dalla Fondazione narra dello scontro fra l'Augure ATTO NAVIO e Tarquino Prisco.

Volendo il re aumentare le centurie della cavalleria trovò l'opposizione di Atto Navio che affermava che non si potevano variare le Centurie della cavalleria senza un responso favorevole degli auspici:

"Ciò provocò le ire del re che prese a farsi gioco, quanto si narra, dell'arte divinatoria. Gli disse: "Su, dunque, o indovino, predici cogli auspici se può accadere o no ciò che io sto pensando in questo momento". Atto prese gli auspici e disse che la cosa sarebbe sicuramente avvenuta. E il re: " Questo io ho escogitato: che tu taglierai con un rasoio una cote. Prendi rasoio e cote e fai ciò che la tua arte sostiene che possa accadere". E quello, senza pensarci, tagliò in due la cote, almeno così si narra. La statua di Atto, col capo velato, era alla destra della Curia, proprio sui gradini, vale a dire nel posto in cui il fatto era accaduto, nel luogo dei comizi. Qualcuno ricorda che lì c'era anche la cote per far memoria ai posteri di quel prodigio. Tanto fu il prestigio che derivò agli Augurii e al sacerdozio degli Auguri, che nulla, in seguito, avveniva, in pace e in guerra, senza che fossero tratti gli aruspici."

Da allora in poi tutta l'attività di Roma antica fu equilibrata dalla capacità degli Auguri di relazionarla con il mondo circostante. Gli Auguri non sottomisero mai Roma a se stessi, ma indirizzarono il fare di Roma affinché non si opponesse ai bisogni e alle tensioni del circostante. Gli Auguri a Roma ebbero, più o meno, il ruolo che ha la nostra Corte Costituzionale.

Ed ecco un altro episodio riferito nel processo a Giovanna d'Arco ripreso dagli atti del suo processo.

Perché Giovanna decise di combattere? Chi la spinse? Cosa avrebbe comportato la vittoria dell'Inghilterra sulla Francia? Questo non possiamo dirlo. Molte affermazioni fatte al processo e molte accuse di vario tipo ci inducono a credere che il circostante abbia fatto leva su Giovanna alimentando il fuoco che le ardeva dentro. Quel fuoco che poteva essere spento soltanto con la liberazione della Francia dall'occupazione inglese.

Il circostante agisce su Giovanna. Ma non agisce come circostante, agisce nella forma in cui Giovanna è condizionata. Il circostante si traveste con la forma che Giovanna riesce a comprendere.

Rispondendo alle domande dice Giovanna:

"Mi diceva di comportarmi bene, di andare in chiesa. Mi disse che era necessario che io, Giovanna, venissi in Francia. Ma per oggi non mi farete dire sotto quali sembianze la Voce mi apparve.
Due o tre volte la settimana, la Voce mi diceva che io, Giovanna, dovevo partire e andare in Francia. Che mio padre non avrebbe saputo niente della mia partenza. La Voce mi diceva di venire in Francia e io non potevo più rimanere dov'ero! La Voce mi diceva di liberare Orleans assediata. Mi diceva di andare a trovare Robert di Baudricourt a Vaucouleurs - era il capitano della piazza - perché mi desse degli uomini per accompagnarmi.
Le risposi che ero una ragazza, che non sapevo né andare a cavallo né fare la guerra. E poi andai da mio zio; volevo rimanerci un po' di tempo. Rimasi da lui otto giorni circa. Poi dissi a mio zio che dovevo andare a Vaucouleurs. E mio zio mi ci accompagnò. Quando arrivai a Vaucouleurs riconobbi Robert di Baudricourt: e si che non l'avevo mai visto in vita mia. Era stata la mia Voce a dirmi che era lui. Io gli dissi, dissi a Robert, che dovevo venire in Francia.
Per due volte rifiutò e mi mandò via; alla terza mi diede degli uomini. La Voce mi aveva detto che la cosa si sarebbe svolta così.
Continua...."

Il processo verte su vari elementi.

Beaupère, il giudice, chiede:

"E quell'albero...? Che sai di quell'albero che c'è vicino al tuo villaggio?"
Giovanna
"Si, vicino a Domrémy c'è un albero; lo chiamano albero delle Dame oppure, talvolta, l'albero delle Fate. Lì nei pressi c'è una sorgente. Ho sentito dire che gli ammalati vanno a bere l'acqua di quella sorgente per riacquistare la salute. Questo io l'ho anche visto con i miei occhi. Se però essi guariscono oppure no, io non lo saprei dire! Ho sentito anche raccontare che gli ammalati, quando possono alzarsi, vanno a passeggiare vicino all'albero.
L'albero è grande, appartiene al cavaliere Pierre de Boulemont. Qualche volta sono andata con altre ragazze a fare delle ghirlande di foglie per darnare la statua di Nostra Signora di Domrémy. i vecchi raccontavano -non quelli di quando io ero ragazza- che le fate venivano a chiacchierare vicino all'albero. Ho sentito la Jeanne Aubry, che era la moglie del podestà e mia madrina, raccontare a me che vi sto parlando di aver veduto le fate in quel posto. Ma io non so se questo sia vero. Non ho visto, che io sappia, nessuna fata vicina all'albero; se poi le abbia viste altrove, non lo so proprio! Ho visto delle ragazze del mio paese posare delle ghirlande di fiori sui rami dell'albero e, qualche volta, l'ho fatto anch'io con loro; certi giorni ce le portavamo via con noi, altre volte le lasciavamo là. Ma quando ho saputo che avrei dovuto venire in Francia, passai poco tempo in giochi e divertimenti. Il meno possibile. Non so se, fin dall'età della ragione, io abbia ballato intorno all'albero; è ben possibile che
ci abbia ballato con le altre bambine; forse ho più giocato che ballato.
C'è anche un bosco chiamato il Bosco Pelato; lo si può vedere fin dalla porta di casa di mio padre, è lontano mezza lega. Non ho mai sentito dire che le fate si dessero convegno in quel bosco; ma udii mio fratello raccontare quel che dicevano a Domrémy, che sarebbe questo: "La Giovanna ha avuto la sua missione vicino agli alberi delle fate". Era falso. Io gli ho detto il contrario. E quando giunsi a corte, ci fu chi mi chiedeva se nel mio paese si trovava un bosco chiamato il Bosco Pelato! Perché era da lì, secondo alcune profezie, che doveva venire una ragazza che avrebbe fatto miracoli. Ma io , Giovanna, non ci ho creduto."

Fra le risposte di Giovanna ai 70 capi d'imputazione, abbiamo:

"Articolo quattro
(le fate: la madrina fattucchiera)
Giovanna:
"Ho già detto che non ne so nulla delle fate. Ho studiato la dottrina cristiana e so tutto quello che un buon cristiano deve sapere. Per quello che riguarda la mia madrina, ho già detto tutto quel che sapevo e pensavo a quel proposito"
Articolo cinque
(le preghiere: non sa il Credo)
Giovanna:
"Chiedete al confessore al quale l'ho recitato"
Articolo sesto
(aveva l'abitudine di frequentare la sorgente magica e l'albero fatato, spesso anche di notte faceva in modo di essere sola. Ballava intorno all'albero, cantava canzoni e pronunciava formule magiche. Appendeva ai rami ghirlande che, la mattina dopo, erano sparite)
Giovanna:
"Non è vero."

Si può obiettare quanto si vuole, ma sta di fatto che gli Auguri equilibrarono il fare dell'antica Roma e Giovanna fu un elemento catalizzatore fondamentale nella guerra di liberazione francese contro gli inglesi.

Negare che quanto ci circonda non abbia la forza di incidere sulle nostre scelte, è illogico e irrazionale. Un atto di follia: negazione dell'ovvio sia dal punto di vista logico che da quello razionale.

Pertanto, nessuno parli di logica nei confronti dei cristiani. I cristiani non hanno logica, sono solo portatori di violenza, possesso e distruzione.

Partendo da queste considerazione e dagli stimoli di una radioascoltatrice di Radio Gamma 5 viene elaborato il Crogiolo del Male. Il Crogiolo del Male viene scritto contemporaneamente al Crogiolo dello Stregone nei Quattro Canti del Mondo e presentato per radio alternandone gli argomenti. Il discorso presentato in questo capitolo serve da base alla formazione di entrambi i Crogioli.

Settembre 1998

NOTA: il testo del processo a Giovanna d'Arco è stato tratto da: Il processo a Giovanna d'Arco Guanda Editore 1977

 

Vai all'indice del Crogiolo nei Quattro Canti 1998.

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

Il Crogiolo del Male

L'incapacità degli uomini di affrontare la loro vita viene costruita meticolosamente dal cristianesimo mediante la violenza sull'infanzia. Costruire la distruzione dell'uomo è un'invenzione ebrea e cristiana. Succede che negli USA molte persone, partite per le guerre che gli USA fanno nel mondo, ritornino psicologicamente ed emotivamente devastate. Educate ad essere sottomesse ad un dio padrone e convinte di essere in grado di uccidere chiunque, il loro delirio di onnipotenza si scontra con la realtà mandandoli fuori di testa.